Armando Salati, il diplomatico cilentano che guidò la comunità italiana a Filadelfia

Scritto il 04/01/2026
da Redazione Infocilento

La storia di Armando Salati, da Gioi al consolato di Filadelfia. Una vita dedicata alla diplomazia tra Italia e USA dal 1913 al 1940

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Armando Salati, originario di Gioi e figura centrale della diplomazia italiana negli Stati Uniti nella prima metà del Novecento. Il suo legame con la città di Filadelfia, dove operò come vice console e console onorario per quasi tre decenni (dal 1913 al 1940), rappresenta una testimonianza storica del valore del servizio pubblico e della vicinanza ai nostri connazionali all’estero.

Dalla carriera militare alla diplomazia

Figlio di Ottavio e Adelaide, Salati completò gli studi in giurisprudenza in Italia prima di intraprendere la carriera militare come tenente dell’esercito. La svolta professionale arrivò nel 1912 quando, su invito del sovrano, scelse di abbandonare la divisa per unirsi al corpo diplomatico oltreoceano. Il suo impegno costante e la sua abilità gestionale gli valsero, nel 1921, la prestigiosa onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia, conferitagli da Vittorio Emanuele III.

Il lungo mandato a Filadelfia

Assunta la carica di console onorario a Filadelfia nel 1913, Salati divenne rapidamente un punto di riferimento per la folta comunità italiana locale. La sua attività non si limitò alla mera assistenza burocratica: fu un promotore instancabile degli interessi nazionali e della cultura italiana, lavorando per rafforzare le relazioni bilaterali in un periodo storico complesso. Nel 1939, a seguito del rientro in patria del collega Edoardo Pervan, assunse pieni poteri consolari, guidando l’ufficio fino alle soglie del secondo conflitto mondiale.

La guerra e il ritorno a casa

L’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1942 segnò una brusca interruzione dei rapporti diplomatici. Con la chiusura dei consolati e il congelamento dei beni italiani, molti funzionari e cittadini si trovarono in una situazione di incertezza che si sbloccò solo nel 1947, con la nascita della Repubblica Italiana e la riapertura della sede di Filadelfia.

Al termine della sua carriera, Salati scelse di tornare alle proprie radici, ritirandosi a Gioi. Qui si spense il 4 gennaio 1963, lasciando il ricordo di un uomo che, pur avendo vissuto gran parte della vita nelle metropoli americane, non dimenticò mai l’integrità e i valori della sua terra d’origine.