La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno ha depositato la richiesta di archiviazione per il procedimento penale che vedeva coinvolti la sindaca di Battipaglia, Cecilia Francese, e altri sette indagati. L’indagine era nata per ipotizzati reati di abuso d’ufficio e altre fattispecie collegate a presunti scambi tra consensi elettorali e favori edilizi in occasione delle amministrative del 2021.
L’origine dell’inchiesta e le accuse
Il procedimento ha tratto origine dalle dichiarazioni rese da testimoni secondo cui sarebbe esistito un accordo tra la sindaca Francese, l’ex sindaco Giovanni Santomauro e alcuni imprenditori edili.
Il presunto “patto” prevedeva il sostegno elettorale alla sindaca uscente in cambio del rilascio di permessi di costruire ritenuti illegittimi, poiché avrebbero garantito aumenti volumetrici superiori a quelli consentiti dalla normativa vigente e dal cosiddetto “piano casa”. Tra gli interventi finiti sotto la lente degli inquirenti figurano immobili in via Olevano e via Marsala.
Il riscontro dei dati elettorali
Le indagini hanno effettivamente confermato il peso determinante delle liste collegate agli imprenditori citati. Dall’analisi dei risultati del 2021 è emerso che, senza l’apporto delle liste “Battipaglia Avanti” e “Battipaglia 20-21”, la sindaca Cecilia Francese non avrebbe ottenuto la maggioranza in Consiglio Comunale.
Tuttavia, se da un lato il dato politico ha trovato riscontro, dall’altro la Procura ha sottolineato la necessità di provare il secondo pilastro dell’accusa: l’effettivo compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio quale diretta conseguenza di un accordo corruttivo.
Le motivazioni della Procura
Nonostante le intercettazioni telefoniche e ambientali abbiano evidenziato “rapporti particolarmente ambigui” tra i soggetti coinvolti, le attività tecniche non sono riuscite a fornire un riscontro rassicurante dell’accordo illecito.
I magistrati Alessandro Di Vico ed Elena Cosentino hanno evidenziato che le dichiarazioni dei testimoni, pur essendo considerate plausibili, possiedono una valenza probatoria “debole” in sede dibattimentale, poiché basate in gran parte su fatti di pubblico dominio e voci correnti. In assenza di prove granitiche che possano sostenere una prognosi di condanna in un futuro processo, la Procura ha dunque optato per la richiesta di archiviazione.
Per quanto riguarda la valutazione tecnica sulla legittimità dei permessi di costruire, gli accertamenti sono proseguiti in un separato procedimento penale.