Sala Consilina, statua di San Michele “chiusa” nell’Annunziata: i fedeli scrivono al Vescovo

Scritto il 13/01/2026
da Erminio Cioffi

Cresce la protesta in paese: chiesto un trasferimento temporaneo della statua in un’altra chiesa durante i lavori di ristrutturazione

Non si placa il dibattito a Sala Consilina sulla collocazione della statua di San Michele Arcangelo, attualmente custodita nella chiesa della Santissima Annunziata, chiusa per lavori di ristrutturazione. Dopo il primo appello e la successiva risposta del parroco don Paolo Longo e della Procura di San Michele, un gruppo di fedeli torna a farsi sentire con una nuova lettera aperta indirizzata alle autorità religiose e civili.

La lettera

Nel documento, rivolto alla Procura di San Michele Arcangelo, ai parroci della città e al vescovo mons. De Luca, i firmatari pongono una domanda ritenuta “semplice e inevitabile”: perché non si individua una soluzione per trasferire temporaneamente la statua in un’altra chiesa del paese? I fedeli sottolineano come i lavori all’Annunziata fossero programmati da tempo e non improvvisi, e quindi – a loro avviso – ci sarebbe stato tutto lo spazio necessario per organizzare una sistemazione alternativa, come già avvenuto in passato. Continuare a sostenere che non ci fosse tempo viene definito, nella lettera, poco convincente e privo di reale fondamento.

Le motivazioni

Nel testo emerge anche una critica alla motivazione di carattere spirituale fornita nelle precedenti risposte ufficiali. Pur riconoscendo il valore della rinuncia e del sacrificio nella vita di fede, i firmatari ribadiscono che la richiesta non nasce da un capriccio, ma dal desiderio di mantenere vivo un legame concreto con il Santo Patrono, che viene considerato parte integrante dell’identità della comunità. Un altro punto centrale riguarda quella che viene percepita come una contraddizione: la statua definita “solo un’immagine” quando è inaccessibile, ma elevata a simbolo centrale durante le processioni e le feste patronali. Una doppia lettura che, secondo i fedeli, rischia di disorientare e di indebolire il senso stesso della devozione popolare.

L’auspicio

La lettera si chiude con un invito esplicito a superare le giustificazioni e a compiere un gesto concreto: riconsiderare la decisione e permettere che San Michele Arcangelo possa essere venerato in un’altra chiesa per tutta la durata dei lavori. “Non chiediamo l’impossibile – scrivono – ma ascolto, coerenza e rispetto per una comunità che vive la propria fede anche attraverso segni visibili e condivisi”.