La pubblicazione degli elenchi regionali relativi all’assegnazione degli incarichi per i medici di medicina generale ha confermato uno scenario allarmante per la sanità territoriale. In Campania, a fronte di 704 posti disponibili, ne sono stati assegnati soltanto 356. La criticità maggiore si registra nella provincia di Salerno, dove rimangono ancora 159 posti vacanti, rappresentando quasi la metà delle carenze dell’intera regione.
Emergenza sanitaria nel salernitano
La carenza di medici di base non è più un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale che sta mettendo a dura prova l’assistenza primaria. Il mancato ricambio generazionale non riesce a bilanciare i numerosi pensionamenti e le uscite dal servizio, lasciando migliaia di cittadini senza un presidio sanitario di riferimento. Questa situazione produce un effetto a catena sul sistema sanitario nazionale, causando un aumento improprio degli accessi ai pronto soccorso da parte di chi non trova risposte sul territorio.
Le aree più colpite e i numeri della carenza
La geografia della carenza colpisce con particolare durezza le aree periferiche e i comuni dell’entroterra. I dati territoriali evidenziano lacune significative in diverse zone della provincia:
- Costiera amalfitana: 9 medici mancanti.
- Eboli: 8 posti vacanti.
- Vallo di Diano (Atena Lucana, Teggiano, Sassano e comuni limitrofi): 7 incarichi scoperti.
- Cilento interno e Golfo di Policastro: 6 medici mancanti.
- Area Buccino e Alburni: 12 posti totali ancora da coprire.
La chiusura degli ambulatori nei piccoli centri è ormai diventata una consuetudine che costringe i medici ancora in servizio a gestire carichi di lavoro insostenibili, con l’impossibilità di accogliere nuovi assistiti.
La necessità di interventi strutturali
Nonostante i tentativi delle istituzioni di arginare l’emergenza attraverso Case di comunità, ambulatori di prossimità e incentivi legati ai nuovi accordi integrativi, i bandi per le nuove convenzioni vanno spesso deserti. La professione risulta attualmente poco attrattiva per i giovani medici, rendendo necessari investimenti concreti e una riorganizzazione radicale del settore.
Secondo quanto emerge dall’analisi della situazione attuale, “è fondamentale snellire e velocizzare l’assegnazione degli incarichi, rendere le postazioni più attrattive per i giovani medici e garantire condizioni di lavoro che permettano una reale continuità dell’assistenza sul territorio”. La medicina generale rappresenta il primo punto di contatto per la popolazione e la sua fragilità mette a rischio la tenuta stessa della sanità pubblica.