Terremoto politico a Salerno: Giuseppe Rinaldi attacca dopo l’addio di Enzo Napoli

Scritto il 17/01/2026
da Ernesto Rocco

Giuseppe Rinaldi critica duramente le dimissioni di Enzo Napoli: una farsa tragicomica e una democrazia illiberale che lascia Salerno con ponti chiusi e promesse inevase

Le dimissioni di Vincenzo Napoli dalla carica di sindaco di Salerno hanno scosso gli equilibri politici del territorio. L’addio alla guida del capoluogo comporta infatti la decadenza automatica dalla presidenza della Provincia, un doppio vuoto di potere che giunge a soli otto mesi dalla sfida elettorale di aprile. Giuseppe Rinaldi, sindaco di Montesano sulla Marcellana e allora sfidante di Napoli per la guida di Palazzo Sant’Agostino, rompe il silenzio con un commento durissimo, definendo l’accaduto “una delle pagine più tristi della storia politica della nostra provincia”.

La beffa di una farsa tragicomica

Per Rinaldi, il passo indietro di Napoli non è solo un atto amministrativo, ma un’offesa personale e istituzionale. “Per me e per esperienza in prima persona,” spiega il sindaco di Montesano, “si tratta di una pagina che, oltre a riverberare una scelta diversa da ciò che avevo proposto, accentua la beffa”. Il riferimento è agli otto mesi trascorsi dall’aprile scorso, un tempo brevissimo che trasforma il confronto elettorale in quella che lui definisce “una farsa tragicomica che i nostri cittadini non meritano”.

L’accusa di democrazia illiberale e personalismi

Il cuore della critica di Rinaldi risiede nel degrado del senso delle istituzioni, che egli vede “prostrate a personalismi, partitocrazia e autoritarismo”. Il quadro descritto è quello di una politica ridotta a fatto privato:

“Siamo di fronte a una forma provincialistica ma altrettanto pericolosa di ‘democrazia illiberale’,” incalza Rinaldi, “dove sembra che votiamo liberamente, convintamente, isolando chi ha voglia solo perché è di ‘destra’ o altro, ma alla fine non contiamo nulla nella scelta! È quantomeno mortificante”.

Secondo il sindaco di Montesano, si è instaurata una sorta di “democrazia domiciliare”, un sistema di potere fine a se stesso che ignora la visione etica e il diritto comune, privilegiando invece il “diritto del proprio”.

I temi inevasi e l’ombra del Gattopardo

L’amarezza di Rinaldi nasce anche dalla constatazione che, in questi otto mesi di presidenza Napoli, le urgenze del territorio sono rimaste lettera morta. I temi sollevati durante la campagna elettorale sono ancora oggi sul tavolo, privi di risposta: dal PTCP alla polizia provinciale, passando per la programmazione e l’edilizia scolastica, fino alla crisi dei trasporti.

“Tutto resta, gattopardianamente, uguale,” denuncia Rinaldi, elencando con precisione le ferite aperte della provincia: “Ponti e quanti ponti chiusi, come il Ponte Tanagro a Caiazzano, il ponte Angellara e tanto altro”.

Un monito contro l’arroganza del potere

Il commiato di Napoli, avvenuto tramite una lettera definita “generica”, è per Rinaldi l’ultimo segno di uno svilimento della politica. Napoli avrebbe mandato a casa i suoi consiglieri dimenticando completamente gli amministratori che lo avevano eletto presidente della Provincia, senza dedicare loro “nemmeno una parola”.

Rinaldi avverte che questa “arroganza del potere” non potrà che alimentare populismo, demagogia e astensionismo in una popolazione ormai “anestetizzata al potere eternamente ritornante”.

Infine il sindaco di Montesano lancia un monito definitivo citando il filosofo Ludwig Wittgenstein: “Di ciò che non si sa, meglio continuare a tacere”, un invito rivolto a chi, oggi, non ha nulla da obiettare di fronte a quello che definisce un fallimento democratico.