DDL Montagna, l’offensiva di Uncem Campania: “Regioni protagoniste nella classificazione dei comuni”

Scritto il 20/01/2026
da Ernesto Rocco

Uncem Campania scrive a Calderoli e Fico chiedendo criteri di classificazione equi per i comuni montani e il riconoscimento della specificità territoriale

La delegazione regionale di UNCEM Campania ha trasmesso ufficialmente una proposta strategica al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, e al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico. L’iniziativa punta a emendare i criteri applicativi della recente normativa sulle zone montane, chiedendo che le Regioni mantengano una competenza diretta sulla classificazione dei territori o, in subordine, la facoltà di presentare proposte di integrazione differenziate su base regionale.

Il contesto normativo della legge 131 del 2025

Il quadro di riferimento è delineato dal disegno di legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane, divenuto legge lo scorso 10 settembre 2025. La successiva Legge 12 settembre 2025, n. 131, nasce con l’obiettivo di valorizzare le aree montane italiane e superare gli svantaggi strutturali attraverso incentivi economici, fiscali e sociali.

Come sottolineato nella missiva dell’UNCEM Campania, presieduta da Vincenzo Luciano, i comuni montani rappresentano una realtà imponente del tessuto nazionale: sono complessivamente 3.524, pari al 43,7% del totale dei comuni italiani, con una prevalenza di piccoli centri che contano meno di 2.000 abitanti.

Le criticità sollevate sui criteri di classificazione

L’UNCEM esprime una profonda preoccupazione riguardo ai parametri definiti dall’articolo 2 della legge n. 131/2025. Secondo l’organizzazione, l’attuale formulazione rischia di non fotografare correttamente la realtà dei territori. L’associazione sollecita un confronto istituzionale per definire parametri integrativi o correttivi che includano indicatori demografici, socio-economici e relativi all’accessibilità ai servizi essenziali.

“Non vi è alcun riferimento in questa classificazione a usi del suolo, livelli di spopolamento, situazione demografica, assetto economico, condizioni reddituali, perifericità o marginalità che caratterizzano e accomunano molti dei comuni montani”, si legge nel documento trasmesso ai vertici istituzionali.

La difesa del concetto costituzionale di montanità

Il fulcro della contestazione risiede nella necessità di rispettare il concetto di “montanità” in conformità con l’Articolo 44 della Costituzione. Senza una revisione dei criteri, l’UNCEM avverte il rischio di generare gravi iniquità e disparità di sostegno tra le diverse aree del Paese.

“Tale situazione provoca un aumento dei divari e della competizione tra le aree montane, anziché mirare ad azioni di condivisione e solidarietà territoriale”, prosegue la lettera, evidenziando come l’attuale sistema rischi di ignorare le marginalità storiche ancora presenti in vaste zone dell’Appennino.

Le richieste di revisione e il ruolo delle regioni

La proposta presentata chiede formalmente il riconoscimento del diritto degli enti territoriali a proporre una revisione della propria posizione all’interno della classificazione nazionale. Questo dovrebbe avvenire attraverso meccanismi di riesame che permettano una gestione più flessibile e vicina alle reali esigenze locali.

L’obiettivo finale di UNCEM Campania è garantire che le risorse e le agevolazioni previste dalla nuova legge non siano distribuite in modo distorto, assicurando che ogni comune montano riceva il supporto adeguato in base alle proprie effettive condizioni di marginalità e svantaggio strutturale.