La carenza di personale nei reparti di emergenza-urgenza dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ruggi d’Aragona continua a rappresentare una criticità irrisolta. Nonostante l’avvio di procedure concorsuali per l’assunzione a tempo indeterminato di dieci medici specializzati, l’esito finale ha fatto registrare numeri ben al di sotto delle aspettative.
Dei dieci posti messi a bando lo scorso luglio, solo quattro sono stati effettivamente coperti da nuovi contratti. Di questi, due medici entreranno in servizio con un orario ridotto poiché ancora impegnati nel percorso di specializzazione. Rimangono dunque scoperti sei posti, un vuoto che pesa enormemente sulla gestione quotidiana dei turni nei presidi di via San Leonardo, Cava de’ Tirreni, Ravello e Mercato San Severino.
Accessi in aumento e pressione sulle strutture
La difficoltà nel reperire professionisti si scontra con una pressione assistenziale in costante crescita. Nel corso del 2024, il solo pronto soccorso del presidio San Leonardo ha registrato oltre 73.000 accessi, contribuendo a un totale aziendale che supera le 121.000 unità nell’ultimo anno.
Questi numeri evidenziano un incremento significativo rispetto all’anno precedente, mettendo a dura prova la tenuta dei reparti, specialmente durante i picchi stagionali legati alle malattie influenzali.
Le immagini delle ambulanze in coda e le lunghe attese per i pazienti sono diventate il simbolo di una crisi che la Regione Campania ha cercato di arginare, talvolta anche scontrandosi con le decisioni delle direzioni generali locali in merito alla limitazione delle attività chirurgiche non urgenti.
Il ricorso ai medici a gettone
Per colmare i vuoti in organico e garantire i livelli essenziali di assistenza, l’Azienda è costretta a fare affidamento sui cosiddetti “gettonisti”. Si tratta di liberi professionisti pagati a prestazione, con compensi che si aggirano intorno ai sessanta euro l’ora.
Questa soluzione, sebbene necessaria per non interrompere il servizio pubblico, rappresenta un onere significativo per i bilanci sanitari e non garantisce la continuità strutturale di cui i reparti avrebbero bisogno.
Una nuova procedura di reclutamento è stata avviata a inizio mese per cercare altri dieci specialisti, tra cui chirurghi e medici legali, nel tentativo di lenire le sofferenze di quelli che oggi vengono definiti come veri e propri avamposti di frontiera.