Il Gruppo consiliare di minoranza del Comune di Serre, con una nota firmata da Mimmo Catalano, Vincenzo Zito, Giovanni Opramolla e dal già sindaco Palmiro Cornetta, interviene duramente sulla situazione finanziaria dell’Ente dopo la “deliberazione della Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Campania del 28 novembre 2025”.
Le accuse della minoranza
Secondo la minoranza, la Corte ha accertato gravi “irregolarità contabili e finanziarie nei rendiconti 2019-2023, tali da mettere a rischio gli equilibri di bilancio. A fronte di ciò, l’Amministrazione avrebbe risposto con interventi giudicati parziali e tardivi: una rettifica limitata del rendiconto 2024 e un nuovo piano di rientro triennale ex art. 188 TUEL, riferito esclusivamente al maggior disavanzo di circa 748 mila euro emerso dal ricalcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE)”.
La minoranza contesta anche il metodo, denunciando la “violazione dell’art. 227 TUEL per il mancato rispetto del termine dei 20 giorni nella messa a disposizione degli atti consiliari. Una compressione dei tempi che, alla luce della giurisprudenza richiamata, configurerebbe un vizio sostanziale e potrebbe rendere illegittime le delibere su rendiconto e piano di rientro”. Per questo viene preannunciato il “ricorso al TAR”.
Nel merito, il documento ricostruisce l’andamento del disavanzo dal 2018 al 2024, sostenendo che il Comune presenti da anni “un disavanzo ordinario mai affrontato in modo strutturale. La riduzione apparente registrata in alcuni esercizi sarebbe dovuta soprattutto a piani di rientro pregressi e obbligatori, non a un reale miglioramento della gestione”. La sottostima del FCDE, certificata dalla Corte, avrebbe inoltre:” mascherato per anni la reale entità del disavanzo”.
La nota evidenzia come, se il problema fosse stato “riconosciuto tempestivamente, la normativa avrebbe consentito un ripiano molto più lungo e sostenibile. Oggi, invece, il costo viene scaricato sui cittadini attraverso l’aumento di IMU e addizionale IRPEF e la vendita massiccia di beni comunali, con un piano concentrato nel triennio 2026-2028”.
La minoranza definisce il disavanzo di Serre “strutturale”, frutto di scelte politiche e gestionali reiterate: “scarsa riscossione, uso improprio della cassa vincolata, residui attivi patologici, sottovalutazione del contenzioso, ritardi nei pagamenti, assenza di un inventario aggiornato e criticità nella gestione dei progetti PNRR”.
Le richieste
Da qui le richieste: “ritiro o riformulazione del piano di rientro entro la fine della consiliatura, una relazione pubblica e analitica sul disavanzo e sulle alienazioni, la sospensione di nuove vendite di patrimonio e il pieno rispetto delle regole di trasparenza e informazione”. In caso contrario, la minoranza si riserva di “investire nuovamente Corte dei conti e Prefettura”.
Un atto che, concludono i firmatari, non vuole essere polemico ma di verità verso i cittadini, perché il bilancio comunale rappresenta “le scelte e le responsabilità di chi governa oggi e il futuro di chi vivrà Serre domani”.