Omicidio Vassallo: il Tar reintegra il colonnello Cagnazzo, l’amarezza del figlio Antonio

Scritto il 24/01/2026
da Ernesto Rocco

Il Tar reintegra Fabio Cagnazzo, coinvolto nell'inchiesta Vassallo. Il figlio del sindaco: "Restituire la divisa prima della giustizia pesa sulle istituzioni"

Il Tar ha recentemente accolto il ricorso presentato dal colonnello Fabio Cagnazzo, disponendo il suo reintegro in servizio dopo la sospensione precedentemente decisa dal Ministero della Difesa. L’ufficiale era stato coinvolto nelle indagini relative all’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, con l’accusa di aver messo in atto un depistaggio delle attività investigative.

Il provvedimento amministrativo segue la decisione del Tribunale del Riesame, che nelle scorse settimane aveva già annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Salerno nei confronti del colonnello. Questi sviluppi giudiziari hanno innescato una serie di reazioni, in particolare da parte della famiglia della vittima.

Le dichiarazioni di Antonio Vassallo

La notizia del ritorno in servizio di Cagnazzo è stata accolta con estrema amarezza da Antonio Vassallo, figlio di Angelo. In un post social denso di riflessioni sul sistema giudiziario e sul valore delle istituzioni, Vassallo ha espresso il proprio dissenso, sottolineando come le parole di fiducia e coraggio sembrino talvolta svuotarsi di significato di fronte a determinati atti procedurali.

“Negli anni abbiamo ascoltato tante parole: fiducia, forza, coraggio. Parole importanti, che però a volte si perdono per strada, quando ti rendi conto che il sistema in cui vivi non è sempre all’altezza dei valori che proclama”, ha dichiarato Vassallo, invitando inoltre l’opinione pubblica ad approfondire gli atti d’indagine condotti dalla Procura.

Responsabilità morale e presunzione di innocenza

Pur riconoscendo il valore della presunzione di innocenza come pilastro dello Stato di diritto, il sindaco del sindaco ucciso pone l’accento sulla responsabilità simbolica delle istituzioni. Secondo quanto affermato da Antonio Vassallo, il fatto che lo Stato sia parte civile nel processo dovrebbe suggerire una maggiore cautela nelle decisioni amministrative riguardanti gli imputati.

“Restituire una divisa prima che la giustizia faccia il suo corso è una scelta che pesa. Pesa sulla memoria, pesa sulla credibilità delle istituzioni, pesa su chi continua a credere che legalità e coerenza debbano camminare insieme”, ha aggiunto il figlio di Angelo Vassallo. Per i familiari, il reintegro non può essere considerato un atto neutro, ma un segnale che inciderebbe sulla percezione della legalità e sul rispetto dovuto alla memoria della vittima.

La ricerca della verità processuale

Nonostante le recenti decisioni del Tar e del Riesame, la famiglia Vassallo ribadisce la propria determinazione nel voler raggiungere una verità giudiziaria definitiva. La posizione espressa non è dettata da sentimenti di vendetta, ma dalla necessità di onorare un percorso di studio degli atti e di amore per la giustizia.

“Continuo a sperare che la verità venga riconosciuta fino in fondo e che la giustizia, alla fine, presenti il suo conto. Non per vendetta, ma per rispetto. Per la memoria. Per lo Stato stesso”, ha concluso Antonio Vassallo.