Il dibattito sulla nuova Legge nazionale sulla Montagna si accende in Campania, portando con sé una scia di preoccupazioni per il futuro dei piccoli centri interni. Al centro della questione vi è lo schema di DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) attuativo che dovrebbe definire i nuovi parametri per la classificazione dei territori montani. Sebbene l’obiettivo dichiarato della norma sia quello di rilanciare le zone alte del Paese attraverso incentivi fiscali, tutela dei servizi e contrasto allo spopolamento, i criteri tecnici rischiano di produrre l’effetto opposto in diverse aree del Mezzogiorno.
Il nodo della criticità risiede nei parametri geografici e socio-economici utilizzati per identificare chi ha diritto ai fondi. Il rischio concreto è che una visione troppo rigida o parziale della “montanità” possa tagliare fuori realtà che, pur non raggiungendo vette alpine, affrontano quotidianamente le medesime sfide legate all’isolamento e alla carenza di infrastrutture.
L’allarme di Luca Cascone: territori campani in bilico
Sulla questione è intervenuto con decisione il consigliere regionale Luca Cascone, il quale ha depositato ieri mattina una mozione urgente in Consiglio regionale. L’esponente politico ha sollevato un grido d’allarme basato sull’analisi delle bozze ministeriali attualmente in circolazione. Secondo Cascone, l’applicazione dei nuovi criteri potrebbe portare all’esclusione di una quota significativa di centri abitati, stimata fino al 30% dei Comuni campani attualmente riconosciuti come montani.
“Una scelta che rischia di sottrarre risorse e opportunità a territori già colpiti da spopolamento, isolamento, carenza di servizi e fragilità infrastrutturali,” ha dichiarato Cascone, sottolineando come la perdita della classificazione montana non sia solo una questione formale, ma un colpo letale alle finanze e alle prospettive di sviluppo di intere vallate.
Gli obiettivi della mozione regionale
Il documento presentato da Cascone punta a impegnare la Giunta Regionale e il Presidente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero (sebbene nel testo della mozione si faccia riferimento alla necessità di un intervento istituzionale verso i livelli nazionali), a una mobilitazione immediata. L’obiettivo è intervenire prima che il DPCM diventi definitivo e immodificabile.
I punti cardine della mozione si articolano su tre direttrici principali:
- La difesa dei Comuni montani campani per evitare declassamenti che penalizzerebbero l’accesso ai finanziamenti nazionali.
- La richiesta di parametri più equi, che tengano conto della realtà morfologica e sociale dei territori del Sud, spesso diversi per caratteristiche orografiche da quelli del Nord Italia ma ugualmente fragili.
- La garanzia di coerenza con le strategie regionali già messe in campo per contrastare l’abbandono delle aree interne, affinché le politiche nazionali non vanifichino gli sforzi locali.
La battaglia per la montagna campana si sposta ora sul piano della trattativa tra Stato e Regioni.