Il 28 gennaio non è una data qualunque per il Vallo di Diano. Nel 1306, proprio in questo giorno, veniva posta la prima pietra della Certosa di San Lorenzo a Padula, destinata a diventare uno dei complessi monastici più imponenti e suggestivi d’Europa. Oggi, a distanza di oltre sette secoli, il monumento celebra il suo anniversario di fondazione invitandoci a riflettere su un percorso storico fatto di trasformazioni profonde, resilienza e una spiritualità che il tempo non è riuscito a scalfire.
Un cammino attraverso i secoli
Nata per volontà di Tommaso Sanseverino, la Certosa è stata specchio fedele delle vicende umane e politiche del Mezzogiorno. Sebbene sia stata concepita come luogo di isolamento e preghiera per i monaci certosini, le sue mura hanno visto avvicendarsi funzioni radicalmente opposte.
Con la soppressione degli ordini religiosi nel XIX secolo, il monastero ha svestito i panni della sacralità per indossare quelli, ben più rigidi, di caserma militare e, successivamente, di campo di prigionia durante i conflitti mondiali. È stata anche un orfanotrofio, offrendo rifugio e speranza a chi non aveva nulla, prima di essere finalmente riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Lo sguardo di Alphonse Bernoud e il monaco “angelo”
Per onorare questa ricorrenza, la memoria storica si affida oggi a un’immagine di straordinaria potenza visiva: uno scatto di Alphonse Bernoud. Il fotografo francese, noto per essere stato il primo a documentare con crudo realismo i danni del devastante terremoto che colpì il Vallo di Diano nel 1857, ci ha lasciato una testimonianza che va oltre la semplice cronaca documentaria.
La fotografia ritrae un monaco, una figura quasi eterea che sembra incarnare l’anima stessa del luogo. In quell’immagine, la Certosa ritrova la sua essenza più autentica: il silenzio. Lo sguardo del religioso, immobile e profondo, funge da ponte temporale, collegando il visitatore moderno a quella dimensione spirituale che ha animato il monastero fin dal 1306. È una presenza che restituisce dignità e pace a spazi che hanno conosciuto la sofferenza della guerra e la distruzione della natura.
Un patrimonio vivo nel presente
Nonostante le ferite della storia e i cambiamenti d’uso, la Certosa di San Lorenzo conserva intatta un’aura di sacralità. Non è solo un insieme di chiostri immensi — tra cui quello monumentale che vanta il primato di essere tra i più grandi al mondo — o di scalinate barocche di rara bellezza. È un organismo vivo che continua a raccontare la ricerca dell’infinito.