Il 2 febbraio rappresenta un momento di soglia, un punto di equilibrio dove il sacro si mescola al profano e la speranza di una nuova stagione inizia a farsi strada tra i ghiacci. La festa della Candelora affonda le sue radici in un passato remoto, quando i pagani celebravano riti propiziatori in onore di Giunone, nota come Dea Februa. In quel tempo, le cerimonie servivano a invocare la fertilità della terra, segnando ufficialmente il passaggio dal buio dell’inverno al risveglio primaverile.
Il simbolismo cristiano e la benedizione delle luci
Con l’avvento del Cristianesimo, queste usanze sono state rielaborate e integrate nella liturgia. La Candelora cade esattamente quaranta giorni dopo il Natale, celebrando la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria. Durante le celebrazioni nelle chiese, il gesto centrale è la benedizione dei ceri e delle candele. Queste non sono semplici oggetti, ma simboli della rinascita e della luce di Cristo che illumina le genti. Secondo la devozione popolare, queste candele benedette possiedono anche il potere di proteggere le case e placare la furia del maltempo durante i temporali più violenti.
Proverbi e previsioni del tempo
Subito dopo i celebri “giorni della merla”, considerati i più freddi dell’anno, l’attenzione si sposta sul cielo del 2 febbraio. Un antico proverbio campano descrive perfettamente l’incertezza di questo periodo: «Quanno arriva ‘a Cannelora d”a vernata simme fora, ma si chiove o ména viento, quaranta juorne ‘e male tiempo». In sostanza, se il giorno è sereno l’inverno è finito, ma se piove o tira vento dovremo affrontare altri quaranta giorni di maltempo.
Questa necessità di interrogare la natura non è un’esclusiva italiana. Negli Stati Uniti e in Canada, la stessa data coincide con il “Giorno della marmotta”. Se il simpatico roditore, uscendo dalla tana, vede la propria ombra e torna dentro, l’inverno durerà ancora sei settimane; in caso contrario, la primavera è alle porte.
La protezione di san Biagio
Le celebrazioni non si esauriscono il 2 febbraio. Il giorno successivo, il 3 febbraio, la tradizione prosegue con la festa di San Biagio, il martire protettore della gola. È una figura fondamentale in questo periodo dell’anno, caratterizzato dai tipici malanni stagionali. In molti luoghi di culto la devozione è ancora vivissima: presso il Santuario della Madonna del Granato a Capaccio Paestum, ad esempio, si rinnova ogni anno il rito dell’unzione della gola con l’olio benedetto, un gesto di fede che chiude idealmente il ciclo dei grandi riti invernali legati alla salute e alla luce.