Nella Conferenza Unificata del 5 febbraio si è svolta la discussione della nuova bozza di DPCM attuativo della Legge sulla Montagna, proposta dal ministro Calderoli. La nuova versione del decreto recepisce solo parzialmente le osservazioni avanzate dalle Regioni, tra cui la Campania, che avevano contestato l’impostazione originaria del provvedimento, fondata esclusivamente su criteri altimetrici e di pendenza.
Il nuovo DPCM
Il miglioramento della bozza di DPCM è il risultato della ferma opposizione di diverse Regioni, con la Campania in prima linea, che hanno evidenziato il rischio concreto di una drastica riduzione dei comuni montani e di un generale indebolimento delle politiche per le aree interne.
Il nuovo DPCM prevede per la Campania 291 comuni classificati come montani, a fronte dei 175 indicati nella versione precedente della bozza di decreto, riportando il totale quasi ai livelli precedenti, pari a 298. Un dato solo apparentemente rassicurante: 56 comuni oggi inclusi non figuravano nella precedente classificazione, mentre 43 comuni che erano inclusi in comunità montane risultano esclusi a seguito del cambiamento dei criteri adottati.
Il commento dell’assessora Serluca
“È grazie alla determinazione delle Regioni dissenzienti, tra cui la Campania – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca – che si è arrivati ad un decreto attuativo meno limitante rispetto a quello iniziale. Tuttavia, il provvedimento continua a presentare criticità profonde che non possono essere nascoste dietro un mero dato numerico.”
“Il punto centrale – chiarisce l’assessora – non è il numero complessivo dei comuni montani in Campania, bensì la coerenza del riconoscimento di questo status rispetto alle reali fragilità dei territori. Con i nuovi criteri, esclusivamente fisici, vengono ad esempio considerati montani anche comuni come quello di Avellino, capoluogo di provincia, privo di deficit strutturali di accessibilità o di marginalità socio-economica. Al contrario, comuni dell’entroterra beneventano e salernitano, che vivono reali condizioni di isolamento e fragilità, perdono il riconoscimento di comune montano e quindi l’accesso immediato a strumenti e risorse fondamentali”.
“Con la nuova impostazione – conclude Serluca – la Campania perde molti comuni fragili, che sono proprio quelli che avrebbero maggiormente bisogno di politiche dedicate. Sarà ora nostro onere intervenire, in deroga o nell’ambito delle competenze regionali, per tentare di reincludere i comuni ingiustamente estromessi e garantire loro l’accesso ai fondi di sviluppo per le aree montane. Nel complesso, si è trattato di un’impostazione di dubbia utilità e dagli esiti incerti, che resta insoddisfacente perché non tiene adeguatamente conto dei necessari criteri socio-economici e territoriali”.