Una pronuncia della Sezione Giurisdizionale Regionale per la Campania ha riportato l’attenzione sui confini, talvolta sottili ma invalicabili, tra la competenza della magistratura contabile e quella del giudice ordinario. Al centro della vicenda un errore informatico milionario e una lunga battaglia legale tra l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e il Consorzio di Bonifica di Paestum.
L’origine della disputa: un errore da oltre 3 milioni
La vicenda ha inizio da un paradosso tecnologico: a causa di un mero errore materiale del sistema informatico — individuato nello spostamento di una virgola — l’allora concessionaria E.TR. (a cui è subentrata l’Agenzia delle Entrate) aveva accreditato al Consorzio di Paestum la somma di 4.650.928,68 euro, a fronte di un importo effettivamente dovuto di soli 1.436.854,57 euro.
Nonostante i parziali recuperi effettuati nel tempo, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione reclamava ancora la restituzione di circa 2,1 milioni di euro. Dopo un lungo girovagare tra tribunali civili e precedenti gradi di giudizio contabile, la questione è approdata nuovamente davanti alla Corte dei conti della Campania.
La decisione della Corte: la parola torna al giudice civile
Nonostante la natura pubblica dei soggetti coinvolti, i magistrati contabili hanno dichiarato il difetto di giurisdizione sulla domanda principale dell’Agenzia.
Secondo il Collegio, l’azione di “ripetizione dell’indebito” (ovvero la richiesta di riavere somme pagate per errore) non riguarda in questo caso la gestione della contabilità pubblica in senso stretto, ma un semplice pagamento privo di causa derivante da un errore tecnico.
Seguendo l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, la sentenza ha stabilito che, quando la ragione del contendere è un arricchimento senza causa e non l’accertamento di una responsabilità amministrativa, la competenza spetta al Giudice Ordinario.
La controffensiva del Consorzio e la nuova consulenza tecnica
Se la richiesta dell’Agenzia è stata dichiarata inammissibile in questa sede, resta invece aperto il fronte della domanda riconvenzionale presentata dal Consorzio di Bonifica di Paestum. L’Ente chiede infatti la condanna dell’Agenzia al pagamento di oltre 873.000 euro, lamentando gravi inadempienze negli obblighi di rendicontazione tra il 1999 e il 2003.
Per fare chiarezza su questi complessi rapporti di “dare-avere”, la Corte ha disposto un’ordinanza per la rinnovazione della consulenza tecnica. È stata nominata come nuova CTU la dottoressa Marina Fronda, con l’incarico di valutare in particolare l’annualità 1999, rimasta finora inespressa per carenza documentale. Le parti si ritroveranno in aula il prossimo 24 marzo 2026 per proseguire l’esame di questo capitolo della controversia.