Dopo il terribile schianto che ha spento la vita di Matteo Ginetti, 29 anni compiuti l’11 febbraio, grande è il dolore. Le città di Eboli e Battipaglia si sono svegliate unite in un abbraccio ideale alla famiglia, colpita da una tragedia che appare ancora inaccettabile per le modalità con cui si è consumata sulla carreggiata.
Il cordoglio di un’intera comunità
Non appena la notizia si è diffusa, il centro di Eboli è diventato il fulcro di un lutto collettivo. La famiglia Ginetti non è solo una realtà imprenditoriale storica, ma un pezzo di identità cittadina. Dallo storico bar-pasticceria di piazza della Repubblica, da sempre luogo di incontro e convivialità, fino all’impegno civile e politico che ha segnato la storia locale, il legame con il territorio è profondo e radicato.
Proprio per questo, lo smarrimento è tangibile. Matteo, descritto da tutti come un ragazzo riservato e dai modi gentili, rappresentava il futuro di una dinastia lavorativa stimata. Il dolore ha attraversato rapidamente i confini fisici per riversarsi sul web, dove centinaia di messaggi ricordano il suo sorriso e la compostezza che lo contraddistingueva.
Un dolore che unisce le due città
Il lutto non si ferma a Eboli. Anche Battipaglia piange il ventottenne, vittima di un destino crudele proprio nel momento in cui, sceso dall’auto dopo il primo impatto, cercava forse di mettere in sicurezza se stesso o gli altri. Questo dettaglio della dinamica, su cui le forze dell’ordine continuano a indagare, rende la vicenda ancora più amara per chiunque lo conoscesse.
Le saracinesche abbassate in segno di rispetto e i numerosi post di addio testimoniano quanto la perdita di una giovane vita possa scuotere le fondamenta di una comunità. In queste ore, l’attenzione è tutta rivolta ai genitori, l’imprenditore Girolamo e la stilista Marina, e alla sorella Titti, raggiunti da un affetto che, seppur incapace di colmare il vuoto, dimostra quanto Matteo fosse benvoluto.
Mentre si attendono le decisioni delle autorità sul rilascio della salma per l’ultimo saluto, le due comunità restano in attesa, unite in una preghiera silenziosa per un ragazzo che se n’è andato troppo presto.