La tutela della salute pubblica passa anche per l’agricoltura urbana. La sindaca di Battipaglia, Cecilia Francese, ha firmato lo scorso 17 marzo 2026 un’ordinanza che impone il divieto assoluto di coltivazione di fave e piselli in diverse aree della città. Il provvedimento nasce dalla necessità di proteggere i cittadini affetti da favismo, per i quali anche la semplice vicinanza a queste colture può scatenare gravi crisi emolitiche.
Le zone coinvolte dal divieto
Il perimetro urbano interessato dalle restrizioni è molto ampio e comprende i seguenti settori:
- Area Nord-Centro: il quadrilatero delimitato da via Clarizia, via Don Giovanni Minzoni, via Ionio, via Campania, via Sardegna, via Monte Rosa, Autostrada SA/RC, via Roberto Il Guiscardo, viale della Pace, via Don L. Sturzo, Strada ferrata, via Ferrovia, via Rosario e via Capone.
- Quartieri residenziali: rione Taverna delle Rose e rione Belvedere, con estensione alla zona Serroni basso (tra via Fosso Pioppo, via Pirandello, via Ligabue, via Mons. Vicinanza, via Ricasoli, via Serroni e via Belvedere).
- Fasce di rispetto: è vietata la coltivazione entro 300 metri in linea d’aria da ospedali, scuole, uffici pubblici, cimiteri, impianti sportivi, chiese e luoghi di ritrovo o ristorazione.
Regole per commercianti e ristoratori
L’ordinanza non si limita alla coltivazione, ma disciplina anche la vendita e la somministrazione:
- Obbligo di cartellonistica: chi coltiva fuori dalle zone vietate o chi somministra/vende questi legumi deve esporre cartelli (minimo 30×40 cm) che avvertano chiaramente del rischio per i cittadini affetti da favismo.
- Confezionamento: negli esercizi commerciali, sia fissi che ambulanti, fave e piselli devono essere venduti esclusivamente in contenitori chiusi e preconfezionati.
Sanzioni e rimozione immediata
Per chi ha già colture in atto nelle zone vietate, il tempo stringe: le piante devono essere eliminate entro 5 giorni dall’affissione dell’ordinanza. In caso di inadempienza, il Comune procederà d’ufficio addebitando le spese ai proprietari, oltre all’applicazione di sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, alla denuncia per violazione delle norme sulle autorità (art. 650 c.p.).