Il Tribunale di Vallo della Lucania ha emesso l’ordinanza di convalida dell’arresto e l’applicazione della custodia cautelare in carcere per l’uomo residente a Perdifumo accusato della violenta aggressione avvenuta lo scorso 2 maggio. Il G.I.P. Giuseppe Saponiero, pur confermando la gravità del quadro indiziario, ha accolto parzialmente le tesi della difesa, riqualificando il reato principale da tentato femminicidio a tentato omicidio.
La dinamica dell’aggressione e l’arresto
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’aggressione è scaturita dal rifiuto della vittima di consumare un rapporto sessuale. L’indagato avrebbe agito con particolare ferocia, tentando di strangolare la donna con un cavo elettrico e colpendola ripetutamente al volto e alla testa. La fuga dell’uomo è terminata dopo un inseguimento sulla Cilentana, conclusosi con un incidente stradale nei pressi dello svincolo di Agropoli Nord. Al momento del fermo, l’uomo è stato trovato in possesso di una pistola clandestina modificata.
La strategia difensiva e le dichiarazioni legali
L’indagato è assistito dagli avvocati Antonio Mondelli e Mattia Di Maio. Proprio in merito alla decisione del giudice di modificare il titolo di reato, l’avvocato Mondelli ha rilasciato una dichiarazione sottolineando l’importanza tecnica di tale passaggio per il prosieguo del processo:
“L’ordinanza emessa dal GIP di Vallo accoglie parzialmente la tesi di questo difensore evidenziando che non si tratta di tentato femminicidio — nuova e gravissima ipotesi di reato introdotta a dicembre scorso — cambiando quindi l’ipotesi in tentato omicidio. Tale motivazione apre le porte a questa difesa a riti alternativi vietati dalla precedente ipotesi accusatoria e consente importanti sconti di pena in caso di condanna.”
Le motivazioni del provvedimento
Il giudice ha disposto la custodia in carcere rilevando il pericolo di recidiva e la gravità dei fatti. La riqualificazione giuridica è derivata dall’assenza di un rapporto affettivo o di una dinamica di dominio psicologico pregresso tra l’aggressore e la vittima, elementi necessari per configurare la fattispecie del femminicidio introdotta dalle recenti riforme. La decisione di escludere l’aggravante della crudeltà e la modifica del reato permetteranno ora alla difesa di valutare percorsi processuali differenti, come l’accesso a riti che prevedono una riduzione della sanzione finale.