Una sinergia tra le forze dell’ordine e le guardie ambientali volontarie ha portato a un importante risultato nella tutela del patrimonio naturale locale. I militari del Comando Stazione Carabinieri di Santa Cecilia, insieme al personale del Nucleo Guardie Giurate Volontarie della Riserva Naturale Foce Sele-Tanagro e Monti Eremita-Marzano, hanno coordinato un blitz mirato a contrastare i reati contro l’ambiente e, nello specifico, il fenomeno della pesca di frodo.
L’intervento ha visto il coinvolgimento attivo delle Guardie Giurate Ambientali dell’Associazione Accademia Kronos di Salerno e della FIPSAS. Le attività di controllo e monitoraggio si sono concentrate nei territori comunali di Capaccio Paestum e di Eboli, permettendo di vigilare su un’ampia porzione del fiume Sele classificata come Area di Riserva integrale.
Il blitz notturno e la denuncia in flagranza
Il servizio di osservazione è iniziato nelle prime ore del pomeriggio e si è protratto fino a notte fonda. I controlli serrati hanno permesso di individuare quattro soggetti che, dopo aver preparato la strumentazione necessaria, si sono diretti verso il corso d’acqua a bordo di un’imbarcazione per posizionare delle reti da pesca di notevole lunghezza.
L’azione illecita è stata interrotta tempestivamente al momento del loro rientro a riva. Gli agenti hanno sorpreso i quattro uomini in flagranza di reato, contestando l’attività di bracconaggio ittico. L’operazione si è conclusa con il deferimento all’autorità giudiziaria dei quattro pescatori di frodo.
Il sequestro delle attrezzature e del pescato
Oltre alla denuncia penale, i militari e le guardie ambientali hanno proceduto al sequestro preventivo dei mezzi e del materiale utilizzato per l’attività illecita. Nello specifico, sono stati apposti i sigilli a un’imbarcazione di circa 4 metri, a 150 metri di reti da pesca e a numerosi attrezzi idonei alla cattura della fauna ittica.
All’interno dell’imbarcazione sono stati rinvenuti oltre 40 chilogrammi di pesce protetto, tra cui esemplari di cefali, carpe, cavedani e carassi. Oltre alle pesanti sanzioni penali legate al bracconaggio in area protetta, ai quattro trasgressori sono state contestate violazioni di natura amministrativa che comporteranno il pagamento di ammende per diverse migliaia di euro.
Il commento dei vertici ambientali
L’episodio accende nuovamente i riflettori sulla necessità di vigilare costantemente i corsi d’acqua protetti della provincia. Sulla vicenda è intervenuto il presidente dell’Associazione Accademia Kronos di Salerno, Alfonso De Bartolomeis, che ha espresso la sua ferma condanna nei confronti dei responsabili.
“Questo episodio è l’ennesima conferma che a fronte di tante persone rispettose delle norme in materia di pesca, ne esistono altre incuranti delle leggi e dei rischi che corrono, tentano di appropriarsi della fauna selvatica anche nei periodi di divieto ed in luoghi vietati” ha dichiarato De Bartolomeis, sottolineando l’importanza della collaborazione tra volontari e forze dell’ordine.