Il caso della spiaggia Ex Agip a Sapri si trasforma in uno scontro istituzionale e politico di primo piano. Al centro della vicenda ci sono due provvedimenti ufficiali, firmati lo stesso giorno e riguardanti la stessa area, che offrono due letture completamente antitetiche dello stato dei luoghi. Da un lato, il Comune giustifica la chiusura temporanea dell’arenile con interventi ordinari; dall’altro, l’autorità marittima impone lo stop per motivi di sicurezza legati alla presenza di materiali potenzialmente nocivi sul fondale.
L’apparente discrepanza amministrativa ha scatenato l’immediata reazione del consigliere comunale di opposizione Emanuele Vita, il quale accusa apertamente i vertici municipali di aver alterato la realtà dei fatti per non ammettere un ritardo strutturale nella gestione della sicurezza pubblica.
Le versioni contrastanti delle istituzioni
La controversia nasce dalla pubblicazione contemporanea di due atti relativi all’accesso alla spiaggia Ex Agip. Il Comune di Sapri ha comunicato il divieto di accesso motivandolo con l’esecuzione di “lavorazioni necessarie all’apertura della spiaggia”, presentando il provvedimento come una normale attività propedeutica all’avvio della stagione balneare.
Nelle stesse ore, tuttavia, la Guardia Costiera di Palinuro ha emanato un’ordinanza di tenore opposto. Il testo dell’autorità marittima specifica chiaramente che il blocco dell’area si è reso indispensabile a causa della “presenza di elementi artificiali, blocchi in calcestruzzo, ferri di armatura arrugginiti ed altri elementi metallici collocati sotto il livello dell’acqua”. Questo scenario ha configurato una situazione di rischio immediato, portando all’interdizione dello specchio d’acqua e all’imposizione di un obbligo di bonifica per il ripristino delle condizioni di sicurezza.
L’affondo dell’opposizione e le accuse al sindaco
Il consigliere di minoranza Emanuele Vita ha espresso una dura condanna nei confronti della strategia comunicativa adottata dall’ente locale, sottolineando come la presenza dei residui metallici fosse nota da tempo sia ai residenti sia alle forze politiche di opposizione. Secondo l’esponente della minoranza, il provvedimento formale dello Stato è arrivato soltanto a seguito della segnalazione ufficiale presentata da un nucleo familiare.
Vita ha sollevato anche una questione di responsabilità politica e istituzionale, criticando la scelta di far firmare l’atto comunale a un funzionario tecnico anziché al primo cittadino, figura su cui ricade la tutela dell’incolumità pubblica.
“Un’amministrazione pubblica che racconta ai propri cittadini una versione dei fatti smentita da un’autorità statale non sta gestendo una comunicazione. Sta mentendo. E mentire ai cittadini significa tradire il mandato che quei cittadini ti hanno dato. Significa tradire la Costituzione sulla quale hai giurato”, ha dichiarato il consigliere, richiamando l’articolo 54 della Carta Costituzionale che impone di adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore.