Nuova bufera sul servizio di igiene urbana ad Agropoli, dopo le polemiche per le strade invase dai rifiuti. Il mancato rinnovo contrattuale di due operai a tempo determinato, impiegati nel cantiere locale della Sarim, ha riacceso i riflettori sulla gestione del personale e sulla trasparenza delle assunzioni, scatenando dure reazioni da parte delle opposizioni consiliari.
I due lavoratori sono rimasti senza occupazione e al loro posto subentreranno altre due figure. Questa decisione, secondo quanto emerge dagli ambienti politici e di settore, ha sollevato forti sospetti di una regia politica dietro l’avvicendamento, alimentando un clima di forte tensione in un periodo già segnato da frequenti critiche dei cittadini in merito all’efficienza della raccolta dei rifiuti.
Le opposizioni chiedono chiarezza sulle assunzioni
La vicenda ha spinto i consiglieri di minoranza a chiedere spiegazioni immediate sia alla società che all’amministrazione comunale, contestando i criteri di selezione applicati.
Il consigliere d’opposizione Massimo La Porta ha sollevato dubbi sulla logica economica e gestionale dell’operazione, annunciando un’azione formale di controllo.
“Ad Agropoli il servizio di igiene urbana costa già troppo ai cittadini. Proprio per questo non può diventare terreno di scelte poco comprensibili. Due operai con contratto a tempo determinato sono stati lasciati a casa. Nel frattempo, si effettuano nuove assunzioni. Una scelta che merita di essere spiegata: perché non dare continuità a lavoratori che avevano già maturato esperienza, preferendo invece procedere a nuove assunzioni? Quali criteri sono stati adottati? Per questo, nell’esercizio delle prerogative riconosciutemi dall’art. 43 del D.Lgs. 267/2000, presenterò un accesso agli atti per verificare il pieno rispetto degli obblighi contrattuali e di legge da parte dell’impresa affidataria del servizio”, ha dichiarato La Porta.
Le accuse di clientelismo e la reazione politica
Le critiche si fanno ancora più severe sul piano politico, dove l’avvicendamento dei lavoratori viene interpretato come un segnale di logiche spartitorie a discapito della qualità del servizio pubblico.
Ancor più duro il commento del consigliere Raffaele Pesce, che ha attaccato frontalmente il sistema di gestione del personale collegato alle attività del comune.
“La meritocrazia dovrebbe valere sempre, anche nelle assunzioni temporanee e nelle stabilizzazioni nell’ente comunale come in tutte le società allo stesso collegate, direttamente o meno. Tutto, invece, diviene “collocamento elettorale”. Vige la “meritocrazia dei voti”, più voti garantisci più tempo lavori…. e quella dei cognomi (discriminazioni incluse, a “disparità” di meriti). Il servizio offerto alla città e ai cittadini?… l’ultimo dei problemi. Quest’anno, a clientelismo, si supereranno tutti i limiti, quelli della decenza sono già ampiamente superati”, ha affermato Pesce.
Il caso promette di avere ulteriori strascichi istituzionali nei prossimi giorni, non appena l’accesso agli atti farà luce sulle procedure contrattuali adottate dall’azienda.