Archivio Atena: al via il weekend di eventi culturali tra musica, arte tessile e memoria collettiva

Scritto il 10/07/2026
da Comunicato Stampa

Scopri il programma del weekend di Archivio Atena (11-12 luglio): live in piazzetta, la mostra tessile partecipativa e l'anteprima del "Filmino di famiglia"

Atena si prepara a un nuovo weekend di proposte culturali nell’ambito della restituzione dei lavori svolti in 5 anni del Progetto finanziato dal Ministero della Cultura attraverso il Bando Borghi del PNRR.

Il programma degli appuntamenti: dall’11 al 12 luglio

Si parte l’11 Luglio con il secondo appuntamento di Ballet’/Rassegna di suoni e archivi con il live di Agenda dei buoni propositi presso la piazzetta della Schifa.

Si prosegue Domenica 12 luglio alle ore 18 nella sede della Pro Loco Athena Nova, dove apre la mostra “Faccio questa linea che vi prende tutte”, di Sonia D’Alto, Nunzia Pallante e Marta Scagliusi. Una grande tovaglia realizzata attraverso frammenti di stoffa tinti con piante raccolte e emerse durante gli incontri, poi assemblati in un’unica superficie, diventa l’esito del progetto. Pensata come oggetto d’uso e di relazione, la tovaglia si trasforma nel nucleo di una restituzione conviviale aperta alla comunità.

A seguire, nella serata del 12 luglio alle ore 21.30, in Piazza Caduti per la Pace ci sarà l’anteprima di Filmino di famiglia, montaggio di Lea Di Cursi a cura di Martina Alessandrini, a partire dalle 7000 fotografie di famiglia raccolte e digitalizzate in questi anni.

La mostra: “Faccio questa linea che vi prende tutte”

Il progetto è ideato e condotto da Marta Scagliusi in collaborazione con Nunzia Pallante all’interno di Archivio Atena, in dialogo con un gruppo di signore residenti ad Atena Lucana: Assunta Grano, Rosa Padovano, Assunta Vignola, Debora Cicchetti, Rosaria Parrella, Maria Lacerra, Maria Teresa Renzo e Colomba Langone.

A partire dal rapporto quotidiano e affettivo con le piante, il lavoro si configura come un laboratorio partecipativo e intergenerazionale che intreccia memoria orale, pratiche di cura e produzione artisticistica collettiva.

Il progetto nasce dal desiderio di osservare le piante del Vallo di Diano attraverso gli usi, i racconti e le memorie delle signore coinvolte, non soltanto come elementi del paesaggio, ma come tracce di relazioni, abitudini, gesti domestici e conoscenze tramandate. Attraverso momenti di ascolto, conversazione, raccolta, esercizi grafici, tintura naturale e cucitura, le piante diventano dispositivi narrativi, cromatici e relazionali: presenze capaci di attivare ricordi personali, usi alimentari e forme di sapere botanico e quotidiano.

Un archivio sensibile tra poesia e arte tessile

Nel percorso, i racconti delle partecipanti vengono accolti come parte di un archivio sensibile e materiale. Le piante nominate, raccolte o ricordate sono trattate come punti di accesso a storie familiari, ritualità ordinarie e modi diversi di abitare il territorio.

A partire da queste memorie, e in dialogo con alcune poesie di Tiziana La Melia tratte da “I Come from a Long Line of People Who Don’t Use Words”, libro curato da Sonia D’Alto, il laboratorio traduce parole e gesti in una composizione comune. I termini intercettati dalle partecipanti durante la lettura si trasformano in linee, disegni e tracce, generando forme poi utilizzate come base per il lavoro tessile.

Una grande tovaglia realizzata attraverso frammenti di stoffa tinti con piante raccolte e emerse durante gli incontri, poi assemblati in un’unica superficie, diventa l’esito del progetto. Pensata come oggetto d’uso e di relazione, la tovaglia si trasforma nel nucleo di una restituzione conviviale aperta alla comunità.

Completano la tovaglia una serie di fazzoletti e tovaglioli in cotone, sui quali sono stampate le ricette di dolci raccolte dalla ricercatrice e curatrice Sonia D’Alto intervistando le donne della comunità, nell’ambito della sua ricerca sulla pasticceria locale. Queste si intrecciano con estratti poetici dal libro precedentemente citato e con frammenti dei disegni realizzati durante il laboratorio.

In “Faccio questa linea che vi prende tutte”, l’archivio non è inteso come un luogo fermo, ma come una pratica che attraversa la materia e le relazioni. Dalla parola al colore, dal colore al tessuto, dal tessuto alla tavola, il progetto restituisce le memorie raccolte a uno spazio comune di condivisione.