Non convince il Comitato “Obiettivo Ospedale di Agropoli” la proposta di modifica dell’Atto aziendale approvata dalla Direzione generale dell’Asl Salerno e trasmessa alla Regione Campania per il via libera definitivo. I componenti del Comitato esprimono forte contrarietà al provvedimento, ritenendo che non rappresenti una reale svolta per il presidio ospedaliero di Agropoli. La presidente Lucia Grambone, intervistata ai nostri microfoni, spiega le ragioni del dissenso, parlando di una proposta che, a suo dire, ricalca sostanzialmente la bozza dell’Atto aziendale presentata nel dicembre 2025 e che, ancora una volta, non risponde alle richieste avanzate da cittadini e comitato.
Le criticità irrisolte
Secondo il Comitato, la modifica lascia irrisolte le principali criticità. In particolare, l’Atto aziendale continuerebbe a non recepire la classificazione dell’ospedale di Agropoli come presidio ospedaliero in zona disagiata, prevista dal Piano di programmazione regionale e dal D.M. 70/2015. Inoltre, non verrebbe fissata alcuna data certa per l’attivazione del Pronto Soccorso, mentre resterebbe operativo il solo Punto di primo intervento.
Tra le contestazioni mosse anche il mantenimento dei posti letto a vocazione esclusivamente riabilitativa, senza la previsione dei reparti necessari al funzionamento di un Pronto Soccorso, e il mancato potenziamento del Punto di primo intervento con figure specialistiche come rianimatore, cardiologo e anestesista.
Obiettivo mobilitazione
Per questi motivi, il Comitato definisce la proposta una “falsa modifica” dell’Atto aziendale e annuncia che la mobilitazione proseguirà. L’obiettivo resta quello di ottenere una revisione sostanziale del documento e il riconoscimento della corretta configurazione del presidio ospedaliero di Agropoli nell’ambito del nuovo Piano di programmazione regionale. Il Comitato rivolge infine un appello alla Giunta regionale affinché non approvi l’attuale proposta e invita il presidente della Regione, Roberto Fico, e i vertici della sanità campana ad aprire un confronto con il Comitato e con i cittadini. “Il diritto alla salute non può aspettare”, ribadiscono i rappresentanti del movimento.