Si è svolto ieri l’esame autoptico sulla salma del giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito, presso l’obitorio dell’ospedale di Eboli. L’accertamento è stato affidato dalla Procura di Salerno al medico legale Gabriele Casaburi, alla presenza dell’anatomopatologo Giuseppe Raimo, perito di parte nominato dalle sorelle della vittima, Ida e Francesca, assistite dall’avvocato Annalisa Califano.
L’ispezione si è rivelata particolarmente complessa a causa del grave stato in cui versano i resti della vittima, rinvenuti all’alba di domenica lungo una strada interpoderale nella frazione di Cioffi. Il corpo rimane al momento sotto sequestro giudiziario, in attesa che l’esame del DNA confermi in via ufficiale e definitiva l’identità del 53enne. Un passaggio formale fortemente sollecitato dalle stesse sorelle.
I primi esiti degli accertamenti medico-legali
I risultati definitivi comprensivi degli esami tossicologici e istologici richiederanno i tempi tecnici previsti dalla procedura, ma la prima ricognizione ha sostanzialmente confermato il quadro tracciato dai primi controlli. Già nella mattinata di lunedì, la TAC total body eseguita dal dottor Fiorentino Mondillo, direttore dell’UOC di radiologia del DEA di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide, aveva escluso l’impiego di armi da fuoco, evidenziando i segni di un violento pestaggio.
Gli approfondimenti sul cadavere hanno rilevato lesioni compatibili con percosse, tra cui la frattura della clavicola sinistra e delle ossa nasali. Riscontrata anche una frattura al bacino e alla zona pelvica, che secondo i periti potrebbe essere stata causata anche dal calore delle fiamme durante il rogo. L’obiettivo centrale degli accertamenti resta stabilire se il decesso sia avvenuto prima che il corpo venisse cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme.
L’ipotesi degli inquirenti e i dettagli dell’ultimo spostamento
Secondo le ricostruzioni investigative, l’incendio sarebbe stato appiccato con l’intento di eliminare ogni traccia utile all’identificazione del responsabile. La colluttazione potrebbe infatti aver lasciato tracce genetiche decisive sulla vittima o nell’ambiente circostante.
Elementi di rilievo giungono anche dall’esame dei filmati registrati dai sistemi di videosorveglianza della zona. Dai fotogrammi analizzati relativi alla serata di sabato, si nota come il 53enne non fosse solo a bordo della propria vettura: al suo fianco figurava un altro uomo. Una presenza che rafforza la pista secondo cui la vittima conoscesse il suo aggressore o la persona che lo ha condotto nel luogo isolato in cui si è consumato il delitto.
Proseguono intanto le verifiche dei carabinieri per ricostruire i contatti e le ultime ore di vita dell’uomo. Dalle indagini stanno emergendo dettagli che delineano una quotidianità diversa da quella nota: dopo le precisazioni di ARPAC e Regione Campania, che hanno smentito precedenti collaborazioni lavorative, anche l’Ordine dei Biologi ha confermato che il 53enne non è mai stato iscritto al proprio albo professionale. Un ulteriore elemento al vaglio degli inquirenti per ricostruire la rete di relazioni della vittima.