Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale per i Minorenni di Salerno ha pronunciato una sentenza di condanna a cinque anni di reclusione nei confronti di due ragazzi di 17 anni, residenti nell’agro nocerino sarnese. I due giovani sono stati ritenuti responsabili di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza di 16 anni. La decisione giudiziaria chiude il primo grado di giudizio legato agli eventi verificatisi durante la notte di Ferragosto del 2025 nel territorio comunale di Santa Maria di Castellabate.
La ricostruzione dell’aggressione a Santa Maria di Castellabate
Gli accertamenti condotti dagli inquirenti si concentrano sui fatti avvenuti nella serata del 16 agosto 2025, quando un gruppo di ragazzi si era radunato in spiaggia per celebrare la festività con un falò. In base alle testimonianze raccolte e alle ricostruzioni fornite dalla persona offesa, i due imputati avrebbero approfittato della condizione di vulnerabilità della giovane, derivante dall’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti come hashish e marijuana.
Con il pretesto di accompagnarla a sciacquarsi il viso, i due coetanei l’avrebbero sorretta per le braccia e condotta verso un’area adibita a parcheggio situata in zona Lago, nei pressi di uno stabilimento balneare. In questo luogo isolato, la minore sarebbe stata costretta a subire atti di natura sessuale, come emerso dalle ricostruzioni riportate dalle testate giornalistiche locali.
Le indagini e il percorso ospedaliero
A seguito dell’episodio, la sedicenne è stata riaccompagnata dal gruppo di amici e ha trascorso la notte in spiaggia. Soltanto nella mattinata successiva ha fatto rientro a casa, confidando alla madre quanto accaduto dopo diverse ore. La donna si è subito attivata, accompagnando la figlia presso il pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli per i necessari esami e riscontri medici.
Le attività investigative sono state delegate alla Squadra Mobile di Salerno con il coordinamento della Procura per i Minorenni. Fin dalle prime fasi, le dichiarazioni della vittima sono state giudicate attendibili dai magistrati. L’impianto accusatorio è stato supportato da molteplici elementi probatori, tra cui i referti emessi dai sanitari, l’analisi dei tabulati telefonici e le deposizioni rese dagli altri giovani presenti alla festa.
La linea della difesa e i prossimi passaggi processuali
Successivamente all’esecuzione delle misure cautelari, che avevano disposto il collocamento in comunità per i due indagati, entrambi hanno respinto le accuse durante gli interrogatori, sostenendo che si fosse trattato di un rapporto consensuale.
I legali difensori, gli avvocati Giovanni Pentangelo e Antonio Pentone, hanno contestato la ricostruzione dei fatti formulata dall’accusa, ponendo l’accento su presunte incongruenze relative allo stato di alterazione psicofisica della giovane e annunciando la volontà di proporre ricorso in appello. Il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado è previsto entro novanta giorni, termine decorso il quale saranno rese note nel dettaglio le valutazioni giuridiche che hanno condotto alla condanna.