Suicidio assistito in Campania, il no dei Vescovi: potenziare le cure palliative e tutelare la vita

Scritto il 27/07/2026
da Redazione Infocilento

La Conferenza Episcopale Campana interviene sulla proposta di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, chiedendo di rafforzare le cure palliative

Il dibattito sul fine vita si accende in Campania. Di fronte alla proposta di legge regionale sul suicidio assistito, la Conferenza Episcopale Campana fa sentire la propria voce. I Vescovi chiedono alle istituzioni di non lasciare sole le persone nella sofferenza e indicano una strada alternativa: no all’accanimento terapeutico, sì all’ampliamento delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare. Leggi i dettagli della nota ufficiale rilasciata dai Vescovi.

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Suicidio assistito in Campania, l’appello dei Vescovi sulle cure palliative

La Conferenza Episcopale Campana segue con grande attenzione l’iter legislativo relativo alla proposta di legge regionale denominata “Disposizioni organizzative per l’assistenza regionale in attuazione delle sentenze in materia di suicidio medicalmente assistito”. L’atto si trova attualmente all’esame della V Commissione Consiliare Permanente “Sanità e Sicurezza Sociale” del Consiglio regionale della Campania.

In questo contesto, i presuli delle diocesi della regione hanno ritenuto opportuno rivolgere un messaggio chiaro alle istituzioni, agli operatori del settore sanitario e alla cittadinanza, richiamando l’attenzione su alcuni punti considerati imprescindibili per la dottrina della Chiesa.

Vicinanza alle persone sofferenti

La nota dei Vescovi pone l’accento sulla necessità primaria di non abbandonare chi vive una condizione di fragilità e dolore. Il riferimento va in modo specifico alle situazioni definite dalla Sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale, ovvero quando una persona è «affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili, tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale e pienamente consapevole di prendere decisioni libere e informate».

Il valore della vita e delle cure palliative

Per la Chiesa campana, la dignità di ogni esistenza resta intangibile e va salvaguardata fino all’ultimo momento, garantendo un accompagnamento proporzionato che eviti inutili sofferenze. La risposta principale alle istanze di fine vita risiede, secondo i Vescovi, nell’accesso concreto alle cure palliative, inclusa la sedazione profonda.

La Conferenza Episcopale Campana sottolinea che la priorità della regione dovrebbe essere il rafforzamento della rete territoriale dedicata alle cure palliative, lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata, il sostegno alle famiglie e la preparazione professionale del personale sanitario. Attraverso questi investimenti si intende offrire a ciascun paziente la possibilità di vivere la fase terminale all’interno di un contesto solidale, preservando la dignità ed evitando la solitudine.

Contrarietà all’accanimento clinico

I Vescovi ribadiscono inoltre il no a qualunque forma di accanimento terapeutico. Risulta del tutto lecito rinunciare a trattamenti nei quali i rischi superino i benefici attesi o che comportino un carico eccessivo di sofferenza per il malato.

Tuttavia, la nota precisa la distinzione etica tra il rifiuto di trattamenti sproporzionati e l’atto intenzionale di procurare la morte. Tra il consentire il decorso naturale della vita attraverso l’accompagnamento e l’intervento attivo per porvi fine intercorre una differenza sostanziale sul piano antropologico, sociale ed etico.

Prima dell’approvazione di una normativa su un tema così delicato, la Conferenza Episcopale Campana sollecita il Consiglio regionale ad avviare un confronto aperto che coinvolga esperti della sanità, associazioni di pazienti e familiari, realtà del terzo settore e comunità religiose.

I Vescovi confermano la propria disponibilità a collaborare con le autorità regionali per la tutela della vita e la prevenzione del degrado sociale della solitudine. Come ricordato nel documento approvato a Pompei, si tratta di «una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimentare contrapposizioni; richiamare tutti alla dignità della persona e al bene comune».