Il progetto di riqualificazione dell’ex galleria ferroviaria e di realizzazione di un ascensore diretto all’acropoli nel Parco Archeologico di Velia sta sollevando un acceso dibattito. L’intervento prevede un investimento pubblico complessivo stimato in circa otto milioni di euro. Sulla compatibilità dell’opera con il valore storico e paesaggistico del sito, inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, è intervenuto con decisione il Codacons Cilento per voce dell’avvocato Bartolomeo Lanzara.
La preoccupazione principale riguarda l’impatto estetico e conservativo che un’infrastruttura moderna potrebbe arrecare a uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’intero bacino mediterraneo.
«La questione non è essere favorevoli o contrari all’accessibilità – dichiara l’avv. Bartolomeo Lanzara –. La vera domanda è un’altra: siamo certi che un’opera di questo impatto sia compatibile con uno dei paesaggi archeologici più preziosi d’Europa? E siamo sicuri che, una volta costruita, qualcuno sarà in grado di sostenerne i costi di gestione e manutenzione per i prossimi decenni?»
Tutela del paesaggio e trasparenza sulle valutazioni ambientali
Secondo la visione dell’associazione dei consumatori, un’area tutelata a livello internazionale non può essere trattata alla stregua di un qualsiasi contesto urbano. Ogni modifica permanente richiede un livello di cautela massimo e la piena condivisione delle analisi preliminari con la cittadinanza.
L’avvocato Lanzara sottolinea infatti che le priorità per un sito dell’umanità devono poggiare su criteri rigidi di salvaguardia:
«Velia non è un’area urbana da riqualificare e non è un’infrastruttura moderna da rendere più efficiente. Velia è un patrimonio dell’umanità. Qualsiasi modifica permanente del paesaggio deve essere valutata con estrema prudenza. I cittadini hanno il diritto di conoscere nel dettaglio quali studi siano stati effettuati, quali siano le prescrizioni imposte dagli organismi di tutela e quali effetti avrà l’opera sul contesto archeologico e paesaggistico.»
L’associazione sollecita quindi la pubblicazione di tutti gli atti e i pareri tecnici legati alla compatibilità dei vincoli UNESCO, ribadendo che la conservazione deve rimanere il presupposto intangibile di qualunque scelta progettuale:
«Non possiamo permetterci – prosegue Lanzara – che, nel nome della modernizzazione, si finisca per alterare in modo irreversibile un luogo che appartiene non solo al Cilento ma all’intera umanità. La tutela deve venire prima di qualsiasi altra considerazione.»
Il nodo dei costi di gestione e la sostenibilità economica nel tempo
Accanto al tema della tutela ambientale e paesaggistica, il Codacons evidenzia le incognite legate alla gestione economico-finanziaria dell’infrastruttura nel lungo periodo. I circa tre milioni destinati in modo specifico all’impianto di risalita costituiscono la spesa d’impianto, a cui andranno sommati gli oneri ricorrenti per il mantenimento in efficienza dell’opera.
Le incertezze vertono sui costi futuri per la manutenzione ordinaria, straordinaria, l’assistenza tecnica e la copertura dei consumi energetici, che rischiano di ricadere sul bilancio dell’ente parco o di causare interruzioni nel servizio.
«I quasi tre milioni necessari per realizzare l’ascensore rappresentano soltanto il costo iniziale. Nessuno ha ancora spiegato ai cittadini quanto costeranno ogni anno la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, l’assistenza tecnica, i consumi energetici e gli interventi di riparazione. Chi pagherà questi costi? Il Parco Archeologico dispone delle risorse necessarie per garantirne il funzionamento continuo? Oppure rischiamo di trovarci davanti all’ennesima infrastruttura pubblica costosa, inaugurata con grande enfasi e poi destinata a fermarsi per mancanza di fondi?»
La proposta del Codacons: dare priorità al Museo Nazionale di Velia
Nel confronto sulle scelte di investimento per la valorizzazione del sito, il Codacons indica un’altra emergenza culturale fino a oggi irrisolta: la realizzazione di un Museo Nazionale dedicato all’antica Elea-Velia. Un’infrastruttura culturale di questo tipo consentirebbe di riunire i reperti archeologici scoperti nel corso dei decenni e attualmente distribuiti in differenti sedi o collezioni.
«Da oltre vent’anni si parla della necessità di un grande Museo Nazionale di livello internazionale e da oltre vent’anni non si passa dalle parole ai fatti. Eppure Velia continua a vedere i propri reperti dispersi tra musei italiani, istituzioni straniere e collezioni private. Questa è la vera ferita aperta.»
Per l’associazione, destinare fondi a un polo museale garantirebbe una ricaduta culturale, scientifica ed economica duratura per il territorio cilentano:
«È difficile comprendere perché si riescano a trovare quasi tre milioni di euro per un ascensore e non si riescano invece a reperire le risorse necessarie per un Museo Nazionale che restituisca a Velia il ruolo culturale che merita nel mondo. Un museo genererebbe ricerca, turismo qualificato, prestigio internazionale e occupazione stabile. Sarebbe un investimento sulla cultura, non soltanto un’opera infrastrutturale.»
Formale richiesta di chiarimenti agli enti competenti
Alla luce delle criticità sollevate, il Codacons Cilento ha annunciato l’invio di una richiesta di chiarimenti agli enti preposti. L’obiettivo è acquisire documentazione e dati certi sull’impatto paesaggistico, sui piani economico-gestionali futuri e sui motivi che hanno portato a privilegiare la realizzazione dell’ascensore rispetto al progetto del museo.
«La domanda che poniamo è semplice – conclude Lanzara –: questa opera rappresenta davvero il futuro di Velia oppure rischia di diventare l’ennesimo progetto costoso che non risolve i problemi strutturali del sito? Prima di spendere milioni di euro, i cittadini meritano risposte chiare, trasparenza assoluta e la certezza che il patrimonio UNESCO di Velia non venga sacrificato sull’altare dell’apparenza.»