La vicenda che riguarda il tratto di arenile compreso tra Pastena e Torrione continua a far discutere. La chiusura del litorale per ordinanza sanitaria ha riportato l’attenzione pubblica su una sequenza di eventi e rilevamenti tecnici che affondano le radici nei mesi passati, attraversando differenti fasi amministrative all’interno dell’ente comunale.
I rilievi granulometrici del 2025 e il contenzioso
La questione della non conformità dei materiali utilizzati per l’intervento di ripascimento risale al mese di novembre del 2025, quando apposite relazioni tecniche commissionate dallo stesso Comune di Salerno evidenziarono discrepanze rispetto alle specifiche di cantiere.
Nei campioni di sabbia analizzati fu riscontrata una percentuale di materiale fine compresa tra il 15% e il 20%, a fronte del limite massimo del 5% fissato dal disciplinare prestazionale. I documenti richiamavano inoltre precedenti segnalazioni indirizzate all’impresa esecutrice riguardanti parametri al limite della tolleranza. A seguito di tali riscontri, il Comune ha avviato una contestazione formale nei confronti della ditta appaltatrice, aprendo un contenzioso ufficiale.
Dal momento dei primi rilievi a oggi, la guida dell’ente di Palazzo di Città ha visto il succedersi di tre distinte gestioni: l’amministrazione guidata dal Sindaco Vincenzo Napoli fino al gennaio 2026, la successiva fase commissariale e l’insediamento della nuova giunta guidata dal primo cittadino uscito dalle consultazioni elettorali del ventiquattro e venticinque maggio 2026, ufficialmente in carica dal primo giugno.
L’ordinanza di chiusura e i parametri microbiologici
La situazione ha subito un’ulteriore evoluzione il 17 luglio 2026 con la firma dell’ordinanza numero 667. Il provvedimento ha disposto per sessanta giorni il divieto di accesso e di balneazione sul tratto di lungomare Marconi compreso tra via Nicola Antonio Mantenga e via Gaetano del Mercato.
A determinare il blocco sono stati i campionamenti microbiologici effettuati dall’ARPAC su richiesta del Comune a metà giugno, integrati dalle successive comunicazioni dell’ASL, che hanno rilevato indici di contaminazione fecale superiori alle soglie consentite dalla legge. La scadenza del provvedimento è fissata per la metà di settembre.
Nel corso di un intervento con la stampa avvenuto il 28 luglio a margine di un sopralluogo in Piazza Cavour, il Sindaco ha ribadito la non corrispondenza del materiale depositato alle prescrizioni del capitolato, prospettando per il mese di settembre una scelta tra la completa rimozione e sostituzione della sabbia o la rescissione del contratto con la ditta.
Le osservazioni dell’associazione Tradizione Futuro
Sulla sovrapposizione delle due vicende è intervenuta l’associazione Tradizione Futuro, evidenziando la necessità di distinguere il profilo tecnico-contrattuale da quello strettamente igienico-sanitario.
«Non chiediamo a questa amministrazione di rispondere di un anno che non ha governato – dichiara Rosario Peduto, portavoce di Tradizione Futuro –. Chiediamo un’altra cosa, più semplice: che una vicenda documentata dal novembre 2025 e passata per tre gestioni del Comune abbia finalmente una data. La prima che ci è stata data è “settembre”. Settembre non è una data: è un mese.»
«E chiediamo che non si confondano due problemi diversi – continua Peduto –. Che la sabbia non fosse conforme al capitolato lo dicono relazioni tecniche del 2025. Che l’arenile sia contaminato da agenti di origine fecale lo dicono le analisi dell’ARPAC del 2026. La granulometria della sabbia non produce escherichia coli. I dati di Goletta Verde sulla foce dell’Irno dicono che il problema è più grande di un cantiere.»
«Quel materiale è stato pagato con denaro pubblico e quella spiaggia è chiusa a luglio – conclude Peduto –. Chiedere a che punto sia il contenzioso, quando si interverrà e con quali verifiche non è una polemica. È il minimo che una città possa chiedere sul proprio mare.»
Il quadro complessivo delle acque territoriali comprende anche i recenti monitoraggi diffusi il 23 luglio da Goletta Verde, che attribuiscono alla provincia salernitana il maggior numero di punti oltre i limiti di legge e classificano la foce dell’Irno tra i siti fortemente inquinati, a cui si aggiungono i ritardi nel ripristino della pavimentazione sul lungomare Clemente Tafuri.
Le otto richieste indirizzate all’amministrazione
A margine della nota, il sodalizio ha formulato otto quesiti specifici rivolti alla civica amministrazione:
Chiarimenti sullo svolgimento e sull’esito del sopralluogo tecnico preannunciato per il 29 luglio.
L’indicazione della data precisa per le verifiche previste a settembre e il soggetto incaricato di effettuarle.
Aggiornamenti sullo stato del contenzioso legale e sull’eventuale procedura di risoluzione contrattuale.
La pubblicazione integrale delle perizie tecniche sui materiali redatte nel 2025.
La diffusione completa dei dati ARPAC e delle note ASL alla base dell’ordinanza n. 667.
L’estensione dei campionamenti a tutto il litorale cittadino, recependo la sollecitazione già presentata dalla consigliera comunale Ersilia Trotta.
La definizione di un cronoprogramma per i lavori sul lungomare Clemente Tafuri.
L’apertura di un tavolo di confronto pubblico sul sistema di depurazione presso la foce del fiume Irno.
L’associazione ha reso noto che monitorerà la situazione fino alla scadenza dell’ordinanza a metà settembre per verificare il riscontro fornito alle singole istanze.