Il patrimonio naturalistico del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni torna al centro dell’attenzione per un potenziale danno ambientale lungo uno dei percorsi paesaggistici più suggestivi del territorio. La salvaguardia delle aree protette richiede un monitoraggio costante per impedire che interventi non autorizzati alterino irreparabilmente la biodiversità locale. Il circolo Legambiente di Agropoli ha formalmente presentato un esposto-denuncia indirizzato all’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e al Reparto Carabinieri del PNCVDA, segnalando l’esecuzione di presunti lavori abusivi compresi all’interno del perimetro di massima tutela della zona B.
Intervento con mezzi meccanici sul sentiero naturalistico
La segnalazione riguarda in particolare il tratto che dal villaggio abbandonato di Castellabate conduce verso la collina di Tresino di Agropoli. Secondo quanto ricostruito nell’esposto, lungo il sentiero preesistente si sarebbero svolte operazioni di sbancamento ed allargamento tramite l’impiego di escavatori meccanici a motore, che avrebbero portato la sede del percorso fino a una larghezza di tre metri.
Un’operazione d’impatto rilevante che ha spinto l’associazione ambientalista a richiedere verifiche immediate, evidenziando le conseguenze sul patrimonio vegetale e sugli equilibri ecologici della fascia costiera.
I vincoli di tutela previsti per la zona B del parco
La classificazione dell’area all’interno della zona B del Parco Nazionale impone regole stringenti destinate alla conservazione biologica e alla protezione del paesaggio. In queste sezioni della riserva vigono precisi divieti di antropizzazione e di sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, pensati proprio per mantenere intatti gli habitat di specie animali e vegetali protette.
L’impiego di mezzi pesanti e il ridimensionamento della traccia originaria rappresenterebbero una violazione diretta di tali normative di salvaguardia. Nell’atto inviato alle autorità, il circolo ambientalista evidenzia come «Tale attività mi risulta essere illecita e ha provocato un evidente e gravo danno ambientale al patrimonio floristico e l’alterazione degli habitat protetti.»
La richiesta di accertamenti e le possibili sanzioni
Di fronte alla gravità dei fatti segnalati, Legambiente ha sollecitato un intervento tempestivo da parte delle istituzioni di controllo e delle forze dell’ordine preposte alla tutela forestale e ambientale. L’obiettivo dell’esposto è fare rapida luce sulle responsabilità e sull’eventuale assenza dei titoli autorizzativi necessari per eseguire opere di tale entità all’interno dell’area protetta.
Agli enti competenti viene chiesto di effettuare sopralluoghi urgenti nella località indicata e, qualora venissero riscontrate violazioni di legge o reati ambientali, di procedere all’applicazione delle sanzioni amministrative e penali previste a carico dei responsabili dell’intervento.