A partire da lunedì 17 agosto, la mappa dell’assistenza sanitaria materno-infantile in provincia di Salerno subirà una nuova e importante modifica. Il punto nascita sospeso dell’ospedale di Battipaglia verrà trasferito dalla struttura di Polla a quella di Nocera Inferiore, portando con sé anche il personale afferente al presidio di partenza. La misura riorganizzativa predisposta dall’Asl Salerno, comunicata dalla direzione strategica durante l’incontro con le parti sociali dello scorso 7 agosto, dovrebbe avere una durata prevista di 60 giorni per consentire la realizzazione di opportuni interventi strutturali.
Tuttavia, la gestione dell’operazione ha sollevato forti polemiche. La FP CGIL Salerno contesta una scelta definita unilaterale e priva di un previo confronto con i rappresentanti dei lavoratori, esprimendo profonda preoccupazione per la tutela della salute della donna e del bambino nel territorio a sud del capoluogo.
Criticità strutturali e pressione sui presidi territoriali
Il sindacato ha evidenziato come il precedente dirottamento dell’utenza da Battipaglia verso Polla abbia messo in luce i limiti strutturali dell’ospedale del Vallo di Diano. Durante l’assemblea con i lavoratori svoltasi mercoledì 12 agosto, sono emerse le quotidiane difficoltà legate a dotazioni insufficienti: tra queste, la presenza di un solo ecografo per la diagnostica ostetrica e la carenza di neonatologi pronti a intervenire in caso di complicanze.
Con il nuovo trasferimento delle attività verso il presidio di Nocera Inferiore, la direzione strategica ha scelto di fare riferimento a una struttura con elevati volumi annuali di parti e dotata di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Ciononostante, il rischio rilevato dai rappresentanti dei lavoratori è quello di un eccessivo sovraccarico per un DEA che risponde già a un bacino d’utenza stimato tra i 300 e i 400 mila abitanti, comprensivo dell’afflusso abituale dai comuni dell’area sud della provincia di Napoli.
Un vasto bacino d’utenza senza punto nascita di riferimento
La riorganizzazione temporanea lascia sguarnito un comprensorio di circa 250.000 abitanti che comprende la Piana e la Valle del Sele, gli Alburni, i Picentini e l’Alto Calore, da Capaccio a Bellizzi. In questa vasta area si registra inoltre la presenza di una popolazione migrante stimata fino a 30.000 persone, impiegata prevalentemente nel comparto agricolo locale, per la quale la continuità dei servizi sanitari essenziali risulta decisiva.
La FP CGIL Salerno ha manifestato timori sui tempi di completamento delle opere previste a Battipaglia, evidenziando il rischio che le dinamiche del periodo estivo possano provocare uno slittamento rispetto ai 60 giorni stimati. Tra le preoccupazioni espresse vi è anche la necessità di preservare l’operatività dei percorsi dedicati alla tutela delle donne vittime di violenza.
Le richieste dei sindacati alla Regione Campania
Di fronte a questo quadro, la FP CGIL Salerno è tornata a sollecitare un intervento istituzionale inviando una nota al Presidente della Regione, Fico, e all’Assessora alle Pari Opportunità, Pecoraro, oltre che al Direttore Generale dell’Asl Salerno, Sosto. Nell’ambito delle proposte operative inviate ai vertici regionali, la sigla sindacale evidenzia la posizione assunta sul territorio:
“Se un tempo si diceva che Cristo si è fermato a Eboli, i punti nascita dell’Asl Salerno sembrano non arrivarci nemmeno.”
Tra le misure proposte dal sindacato per la gestione dell’emergenza figurano il potenziamento definitivo del presidio di Polla e l’adozione di soluzioni temporanee per la Piana del Sele. Nello specifico, si suggerisce l’ipotesi di attivare il punto nascita ad Agropoli nelle more dell’installazione di un modulo mobile adiacente all’ospedale di Battipaglia, unitamente alla piena funzionalità del Pronto Soccorso di Agropoli per alleggerire la pressione sui presidi di Eboli e Oliveto Citra. Al termine dei lavori a Battipaglia, la richiesta resta quella di un rilancio strutturale del reparto di Ginecologia e dell’intera rete materno-infantile.