Nel quadro delle recenti iniziative dedicate al patrimonio storico di Sala Consilina — dalla riapertura della chiesa della Santissima Annunziata al restauro della Pala lignea di Santo Stefano, fino alla riqualificazione di Piazzetta Trinità — emerge il dibattito sul destino dei luoghi simbolo del centro antico. Tra questi, la chiesa di San Leone IX rappresenta uno degli esempi più complessi di bilanciamento tra memoria, degrado e potenziale paesaggistico. Situata nella parte alta del borgo, l’antica fabbrica normanna, fortemente colpita dal terremoto del 1980, è oggi al centro di un’ipotesi di recupero curata dallo studio VBH Restauri. La proposta mira a sottrarre l’edificio all’abbandono attraverso un approccio conservativo e una fruizione leggera, senza ricorrere a ricostruzioni invasive.
Un’origine normanna radicata nella memoria collettiva
Inserita dal Catalogo generale dei beni culturali dell’ICCD tra le cellule primordiali del centro storico di Sala Consilina, la chiesa di San Leone IX fonda le sue radici tra l’XI e il XII secolo, in piena epoca normanna. Dopo aver attraversato secoli di trasformazioni, compreso un importante rifacimento nell’Ottocento, il complesso ha subito una cesura drastica con il sisma del novembre 1980. La violenza della scossa impose demolizioni parziali che ne hanno ridotto la struttura allo stato di rudere.
Nonostante le perdite materiali, l’edificio conserva elementi architettonici di rilievo:
- Il campanile, che domina il profilo del versante ed è visibile da ampio raggio.
- Murature stratificate che mostrano ancora tessiture murarie, stucchi e decorazioni nel presbiterio.
- Tracce di pittura murale raffiguranti il sole e la luna, custodite all’interno del vano campanario.
La chiesa mantiene inoltre un forte legame immateriale con la comunità: il percorso della rito della Madonna di Castello, inserito nell’IPIC della Regione Campania, continua a transitare accanto alle rovine di “Sandu Leu”, confermando la continuità geografica e rituale del sito.
Il restauro conservativo: tutelare la materia e le stratificazioni
La proposta preliminare elaborata da VBH Restauri si configura come uno studio conoscitivo e d’indirizzo per riaccendere l’attenzione pubblica sul bene. La linea guida adottata rigetta l’idea di ripristini mimetici o ricostruzioni ex novo, orientandosi rigorosamente sul restauro conservativo.
L’obiettivo fondamentale è preservare la matericità dell’edificio, comprese le sue imperfezioni e le patine del tempo. Sulla facciata, ad esempio, l’ipotesi prevede una lieve scialbatura in grado di raccordare i paramenti murari senza cancellare le tracce storiche. Per quanto riguarda il campanile, l’intervento teorizzato si concentra sulla stabilizzazione strutturale e sulla messa in sicurezza delle murature, limitando eventuali reintegrazioni a sole esigenze di consolidamento.
L’iter metodologico ipotizzato prevede una prima fase propedeutica basata su:
- Rilievi geometrici e indagini diagnostiche approfondite.
- Mappatura dei quadri fessurativi e dello stato delle superfici.
- Ricerche archivistiche e analisi delle murature.
Accessibilità leggera e valorizzazione del paesaggio
Oltre alla conservazione delle strutture, lo studio affronta la fruibilità del complesso. Per consentire la visita in sicurezza senza alterare il valore testimoniale del rudere, il progetto prefigura l’installazione di elementi reversibili, quali passerelle pedonali, parapetti minimali e punti di sosta informativi.
L’intervento considera il paesaggio come parte integrante dell’architettura. La collocazione dell’edificio offre una vista panoramica sul Vallo di Diano, con il versante montano a fare da quinta naturale. Le sistemazioni esterne prevedono la gestione della vegetazione spontanea e il controllo delle acque meteoriche, mantenendo un assetto discreto che rispetti il carattere del luogo.
Trattandosi di una proposta autonoma di carattere scientifico e divulgativo, qualsiasi sviluppo operativo richiederà il coinvolgimento delle istituzioni preposte, dei proprietari e degli enti di tutela. L’iniziativa intende porre le basi per un dibattito culturale sulla possibilità di reinserire San Leone IX nei percorsi di valorizzazione e turismo culturale del centro antico salese.