L’editoriale: il vero turismo cafone siamo noi (e lo dimentichiamo tutto l’anno)

Scritto il 30/08/2026
da Ernesto Rocco

Non è il turista a corrompere il Cilento: è un territorio che promuove poco, gestisce peggio e poi si scandalizza quando arriva chi si merita

Ogni anno la stessa storia: arrivano i turisti e con loro puntuali arrivano anche i cori di indignazione. Troppa gente, troppo rumore, troppa maleducazione. Ma facciamo un po’ di conti in tasca alla realtà: sono questi stessi flussi turistici, con tutto il loro carico di caos estivo, a tenere in vita un’economia che per il resto dell’anno vive di ricordi. Almeno in alcune aree e in alcuni settori.

E poi, diciamocelo: certi comportamenti che ci scandalizzano d’estate non sono un’invenzione recente di chi arriva da fuori. Sono anni che va così, e la verità è che quella maleducazione iniziamo per anche a viverla tutto l’anno, nei nostri stessi paesi, tra i nostri stessi concittadini — a partire dai più giovani. Puntare il dito contro il turista di turno è comodo, ma è anche un modo per non guardare in casa nostra anche se certamente il nostro territorio esula da certi atteggiamenti estremi.

I numeri dicono altro rispetto alla lamentela generica

Il monitoraggio dell’imposta di soggiorno tramite la piattaforma PayTourist, aggiornato all’11 agosto 2026, restituisce un quadro molto più articolato di quanto racconti l’indignazione da ombrellone. Nei comuni monitorati della provincia di Salerno sono state censite oltre 1,48 milioni di presenze su un totale di 5.054 strutture ricettive. Ma è il confronto tra i singoli comuni a essere rivelatore: Camerota guida la classifica non solo per volumi assoluti ma anche per efficienza, con 602 presenze per struttura — più del doppio della media della costa. Risultati simili si registrano a Pisciotta, che pur avendo meno strutture raggiunge quasi 581 presenze per attività, e a Centola-Palinuro, sopra le 500.

Ma questi territori sono davvero “promossi”? Purtroppo la qualità non è quantità e la qualità spesso manca e le pubbliche amministrazioni, salvo rari esempi nel Cilento, non sono in grado di dare né l’esempio né le regole.

Certo, criticare un turismo fatto così — rumoroso, distratto, a volte davvero fuori misura — può starci: ci allontana dalla nostra routine, e in alcuni casi il fastidio è legittimo. Ma trasformarlo nel capro espiatorio di ogni malessere stagionale è fuori luogo. Perché la domanda vera è un’altra, ed è più scomoda: siamo noi, in primis, responsabili del tipo di turismo che attiriamo?

La domanda scomoda: siamo noi i responsabili?

Una promozione del territorio che langue, amministrazioni che non garantiscono servizi e pulizia all’altezza, programmi estivi improvvisati all’ultimo momento, operatori privati che talvolta non riescono a offrire un’accoglienza di qualità: tutto questo non può che generare un turismo mordi-e-fuggi, di bassa qualità, poco rispettoso. I dati lo confermano indirettamente.

Non si attira un pubblico consapevole con l’improvvisazione. Il vero cambiamento non parte da chi arriva in spiaggia alle sette del mattino, ma da chi dovrebbe costruire le condizioni per un turismo diverso — e qui, la responsabilità, è tutta nostra. Il Cilento che vogliamo si costruisce con proposte serie e con dati alla mano, non con la nostalgia di un mare che “non c’è più”. Il turismo, oggi, non si garantisce soltanto con le bellezze naturali: il turista di oggi vuole anche altro, vuole di più. Chi lo ha capito viene premiato. Ma si tratta ancora di poche realtà virtuose (pubbliche e private) in un contesto che fatica ad aggiornasi.