Diffamazione su caso Vassallo: condannati Mediaset, Golia e fratelli del sindaco

Scritto il 02/09/2026
da Ernesto Rocco

Il Tribunale di Frosinone condanna RTI, Giulio Golia e i fratelli Vassallo per diffamazione ai danni del Colonnello Fabio Cagnazzo nei servizi de Le Iene

Il Tribunale ordinario di Frosinone ha emesso una sentenza di condanna per diffamazione a mezzo televisivo nei confronti di Reti Televisive Italiane, del giornalista Giulio Golia e dei fratelli Dario e Massimo Vassallo. La decisione, pronunciata in composizione monocratica il 24 agosto scorso, accoglie parzialmente la domanda di risarcimento danni presentata dal Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Fabio Cagnazzo. La vicenda legale riguarda cinque servizi della trasmissione Le Iene, trasmessi su Italia 1 nell’autunno del 2019 e incentrati sulle indagini relative all’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010.

La ricostruzione dei servizi e i limiti del diritto di cronaca

Il giudice ha rilevato che la narrazione giornalistica proposta da Giulio Golia è andata oltre la semplice cronaca dei fatti, strutturandosi attraverso modalità suggestive e allusive. L’accostamento delle immagini, l’uso dei commenti fuori campo e la formulazione di domande specifiche hanno indotto nello spettatore il sospetto che l’ufficiale dell’Arma fosse coinvolto in attività legate al traffico di stupefacenti e in manovre destinate a depistare le indagini sull’assassinio del primo cittadino.

Secondo la sentenza, queste scelte comunicative hanno travalicato i limiti del lecito esercizio del diritto di cronaca e il principio della continenza espressiva, causando una grave lesione all’onore e alla reputazione professionale e personale del Colonnello Cagnazzo.

Il risarcimento economico e le responsabilità attribuite

La condanna prevede il pagamento in solido di 100.000 euro a titolo di risarcimento per il danno non patrimoniale, a cui si aggiungono interessi e rivalutazione monetaria calcolati a partire dal 19 novembre 2019, giorno in cui è andato in onda l’ultimo dei servizi contestati.

Nella ripartizione interna della responsabilità, il Tribunale di Frosinone ha attribuito il 40% a carico di Giulio Golia, il 40% a Reti Televisive Italiane e il restante 20% ai fratelli Vassallo, da dividere in parti uguali tra Dario e Massimo.

A questa cifra si somma un’ulteriore condanna a carico di Giulio Golia, in qualità di autore materiale dell’illecito, tenuto al pagamento di 20.000 euro come riparazione pecuniaria ai sensi della legge sulla stampa. A titolo di riparazione in forma specifica, il giudice ha disposto la pubblicazione di un estratto della decisione sulla pagina principale del sito internet de Le Iene per trenta giorni consecutivi, a spese dei soggetti condannati.

Sono state invece respinte le istanze di risarcimento per danno patrimoniale e danno biologico permanente avanzate dal Colonnello Cagnazzo, per assenza di idonee prove sul nesso di causalità tra la messa in onda delle puntate e il successivo cambio di incarico professionale o i problemi di salute riscontrati.

Le posizioni dei soggetti intervistati nei servizi

Il provvedimento chiarisce inoltre la posizione delle persone intervistate all’interno delle inchieste televisive. Per Francesco Avallone è stato dichiarato il difetto di legittimazione passiva, con il conseguente rigetto di ogni pretesa risarcitoria nei suoi confronti. Le sue dichiarazioni, registrate a sua insaputa e diffuse nonostante il suo espresso diniego, riguardavano l’operato generale dell’Arma dei Carabinieri senza riferimenti diretti a Cagnazzo; il coinvolgimento dell’ufficiale è stato considerato l’esito della successiva rielaborazione e del montaggio curati dal giornalista.

Diversa la valutazione per Dario e Massimo Vassallo, ritenuti responsabili in concorso. Il Tribunale ha evidenziato che i due fratelli non si sono limitati a manifestare il dolore per la morte del familiare, ma hanno espresso valutazioni e allusioni dirette a prospettare un presunto depistaggio condotto dall’ufficiale tramite un’annotazione di servizio. È stata inoltre evidenziata la condotta di Dario Vassallo, il quale ha amplificato l’impatto lesivo dei contenuti rilanciando sul proprio profilo Facebook alcuni segmenti delle puntate unitamente a commenti critici.