Angelo Vassallo, sedici anni senza verità: il 5 settembre tra il processo che slitta e la Fondazione che dice no alla “passerella”

Scritto il 05/09/2026
da Ernesto Rocco

Ricorre il sedicesimo anniversario dell'omicidio di Angelo Vassallo. Il processo è stato rinviato a novembre, mentre i fratelli del sindaco pescatore boicottano le celebrazioni ufficiali ad Acciaroli.

Sono passati sedici anni da quella sera del 5 settembre 2010, quando Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, fu ucciso con nove colpi di pistola mentre rientrava a casa ad Acciaroli. Sedici anni durante i quali il Cilento non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia, e nei quali il nome di Vassallo è diventato, ben oltre i confini della provincia di Salerno, sinonimo di impegno civile e di lotta alla criminalità organizzata.

Chi era Angelo Vassallo

Sindaco di Pollica dal 1995, riconfermato per quattro mandati fino all’anno della sua morte, Vassallo aveva fatto dell’ambiente e della legalità le due bandiere della sua azione amministrativa. Era conosciuto come il “sindaco pescatore” per l’attività ittica che gestiva insieme al fratello e per il legame profondo con il mare del Cilento. Da presidente della Comunità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, fu tra i promotori della candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale immateriale dell’umanità, riconoscimento arrivato dall’Unesco pochi mesi dopo la sua morte, nel novembre 2010. Alla sua figura sono stati dedicati un film e una fiction Rai, segno di quanto la sua storia abbia superato i confini locali per diventare un caso nazionale.

L’omicidio e il movente

Secondo la ricostruzione della Procura di Salerno, Vassallo sarebbe stato ucciso perché considerato un ostacolo ai traffici illeciti di droga che si muovevano lungo la costa cilentana, un’attività criminale che la sua azione politica e il suo controllo del territorio rischiavano di disturbare. Per anni l’inchiesta si è arenata su un sospettato, il pusher brasiliano Bruno Humberto Damiani De Paula, salvo poi imboccare una strada completamente diversa.

Le indagini e la svolta del 2024

La svolta è arrivata nel novembre 2024, quando la Procura ha disposto quattro arresti che hanno riscritto la storia del caso: coinvolti un ex colonnello dei Carabinieri, Fabio Cagnazzo, un ex brigadiere dell’Arma, Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e l’ex boss di camorra Romolo Ridosso, poi diventato collaboratore di giustizia. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe pianificato l’agguato dopo aver studiato per giorni gli spostamenti del sindaco, per poi organizzare un vero e proprio depistaggio delle indagini, orientando i sospetti sul presunto spacciatore brasiliano già individuato come capro espiatorio. Determinanti, in questa fase, le dichiarazioni di collaboratori e testimoni che avrebbero riferito la confessione implicita di uno degli indagati sulla sorte del sindaco.

Il percorso giudiziario, tuttavia, non è stato lineare. Nei mesi scorsi il colonnello Cagnazzo è stato prosciolto dal giudice per l’udienza preliminare di Salerno, che ha escluso il suo coinvolgimento sia nell’omicidio sia nel depistaggio, mentre altri quattro imputati sono stati rinviati a giudizio. Anche la posizione di Ridosso, dopo la sua scelta di collaborare con la giustizia, ha conosciuto sviluppi che hanno acceso ulteriori polemiche tra chi chiede da anni piena chiarezza sui fatti.

L’avvio del processo, tra attese e rinvii

Dopo l’udienza preliminare, la data più attesa era quella dell’apertura del dibattimento davanti alla Corte d’Assise di Salerno. Il processo, però, ha subito un nuovo rinvio: la prima udienza, inizialmente fissata per l’inizio di settembre, è stata spostata a novembre per un motivo tecnico, legato all’incompatibilità di un giudice del collegio che in passato aveva già adottato provvedimenti nella fase delle indagini preliminari. Il fascicolo è stato riassegnato a una diversa sezione della Corte, determinando il nuovo slittamento. Sul banco degli imputati siederanno, a vario titolo, le persone accusate di concorso nell’omicidio e di reati collegati al traffico di stupefacenti, mentre l’arma del delitto non è mai stata ritrovata e restano ancora da individuare con certezza gli esecutori materiali.

Le celebrazioni del 2026 e la protesta della famiglia

Anche quest’anno il 5 settembre porta con sé le celebrazioni ufficiali ad Acciaroli. I fratelli Dario e Massimo Vassallo hanno annunciato la propria assenza dalla cerimonia istituzionale. Attraverso un video diffuso sui canali della Fondazione, i due hanno denunciato lo stato di abbandono in cui verserebbe il luogo esatto dell’agguato, definendo la commemorazione ufficiale una “passerella” ormai svuotata di significato reale, in contrasto con il dolore autentico che la famiglia continua a vivere ogni anno.

La Fondazione non abbandona però il proprio impegno di memoria: sabato 5 settembre, alle 10.30, nella sede di Vallo della Lucania si terrà una funzione religiosa in ricordo del sindaco pescatore, aperta a istituzioni, cittadini e a quanti negli anni hanno sostenuto il percorso della Fondazione. “Ogni anno il dolore per quella perdita si rinnova, ma insieme al dolore cresce la responsabilità di custodire la sua memoria”, ha affermato Massimo Vassallo, ribadendo che l’obiettivo resta lo stesso di sempre: arrivare a una verità giudiziaria completa su uno dei delitti più emblematici della storia recente del Cilento.

A sedici anni di distanza, il caso Vassallo resta dunque un capitolo aperto: tra un processo che stenta a partire, indagini che continuano a riservare colpi di scena e una comunità che, tra istituzioni e famiglia, fatica a trovare un terreno comune su come tenere viva la memoria del “sindaco pescatore”.