La stabilità della rupe di Agropoli torna a preoccupare i cittadini dopo il verificarsi di un ennesimo crollo di ampie dimensioni. Nelle ultime ore, diversi massi si sono staccati dalla sezione superiore della volta della nota Grotta dell’Elefante, sollevando una densa nube di polvere avvistata anche a grande distanza. Il cedimento rappresenta il terzo episodio analogo registrato nell’area a partire dalla metà di agosto, confermando un fenomeno di erosione rapido e progressivo che minaccia la tenuta dell’area costiera e delle infrastrutture sovrastanti.
La sequenza dei crolli e le polemiche sulla sicurezza
Il primo episodio franoso si è verificato a metà agosto, seguito a breve distanza da un secondo cedimento sul lato destro della cavità preistorica. L’ultimo evento, caratterizzato dalla caduta di rocce dalla parte più alta della parete, evidenzia un’accelerazione dei fenomeni instabili. L’area interessata è di fondamentale importanza storico-naturalistica e logistica: la progressiva perdita di materiale roccioso rischia di compromettere nel tempo la stabilità del faro situato sulla sommità e di creare criticità a lungo termine per la tenuta del centro abitato.
L’evolversi della situazione ha sollevato un acceso dibattito politico e sociale. A seguito delle prime segnalazioni, l’amministrazione comunale aveva inizialmente ridimensionato l’allarme bollando addirittura le notizie come fake news. La frequenza dei recenti crolli ha tuttavia confermato la gravità del quadro idrogeologico, spingendo gli esponenti di minoranza a sollecitare azioni immediate.
Le richieste della politica e i finanziamenti disponibili
Sulla vicenda sono intervenuti i consiglieri di opposizione Massimo La Porta e Raffaele Pesce, che hanno richiesto la rapida attivazione di misure di contenimento e messa in sicurezza. Il Comune di Agropoli risulta assegnatario di fondi destinati alla tutela di Punta Fortino, zona adiacente alla Grotta dell’Elefante. Sebbene si tratti di risorse economiche limitate, la loro immediata destinazione d’uso appare fondamentale per avviare i primi rilievi e contenere i danni.
L’impiego dei fondi esistenti rappresenta soltanto un tassello iniziale. La conformazione del promontorio richiede una pianificazione tecnica complessa, capace di andare oltre la semplice manutenzione ordinaria e di intervenire sulle cause profonde del dissesto.
Gli studi universitari e la tutela del borgo antico
La salvaguardia del patrimonio locale richiede un approccio scientifico strutturato. Attualmente, la stabilità del centro abitato non risulta immediatamente compromessa, ma l’impatto dei continui distacchi rocciosi potrebbe generare criticità strutturali nel lungo periodo.
Per valutare la dinamica dei movimenti franosi e prevenire ulteriori rischi, l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha avviato un ciclo di studi e monitoraggi specifici sul centro storico. L’obiettivo delle analisi è comprendere l’evoluzione geologica del sito per fornire dati utili alla progettazione di opere di consolidamento definitive, capaci di proteggere sia il simbolo naturale della città sia la sicurezza dei residenti.