La crisi idrica nelle aree interne e montane ha raggiunto un livello di criticità non più rinviabile, mettendo a rischio il comparto zootecnico e la sopravvivenza stessa della transumanza. A lanciare l’allarme è un appello dell’azienda agricola Marmo Massimo di Aquara, indirizzato alla Regione Campania, alla Provincia, alle Comunità Montane e ai Comuni interessati, con cui si richiede l’adozione immediata di un piano di interventi strutturali prima che il patrimonio economico, ambientale e culturale del territorio venga definitivamente compromesso.
I cambiamenti climatici, caratterizzati da temperature in aumento e precipitazioni sempre più irregolari, hanno trasformato la scarsità d’acqua da evento eccezionale a emergenza permanente. A farne le spese sono quotidianamente gli allevatori, costretti a farsi carico del trasporto di migliaia di litri d’acqua con mezzi propri per abbeverare il bestiame.
Una crisi strutturale che minaccia la transumanza
La carenza idrica non rappresenta soltanto un ostacolo gestionale per le aziende agricole, ma insidia le fondamenta stesse del presidio territoriale e delle tradizioni locali. Tra le realtà più esposte figura la transumanza, antica pratica di migrazione stagionale delle mandrie riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Nel documento inviato agli enti competenti viene rimarcato come le celebrazioni formali non siano sufficienti a salvare un settore in sofferenza:
“Un patrimonio non si tutela con le targhe, con le celebrazioni e con i comunicati stampa. Si tutela mettendo nelle condizioni chi lo pratica di poter continuare a farlo. Non possiamo dichiarare di voler salvaguardare la transumanza e contemporaneamente lasciare gli allevatori senza acqua”.
La chiusura di un allevamento in montagna comporta conseguenze spesso irreversibili: la perdita di posti di lavoro, l’abbandono dei pascoli e il degrado idrogeologico dei territori montani.
Le criticità della rete idrica di montagna
Oltre agli impatti del meteo, la nota evidenzia il paradosso legato alle infrastrutture già presenti nei pascoli di altitudine. In diversi contesti montani esistono infatti pozzi di raccolta, cisterne, vasche, fontanili e sistemi di captazione tradizionali che risultano inutilizzabili o degradati a causa della mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.
L’assenza di interventi pubblici mirati costringe gli operatori a sostenere costi aggiuntivi e sacrifici personali che rischiano di compromettere la tenuta economica delle imprese zootecniche.
“Quanto costa recuperare ciò che già esiste rispetto al costo economico e sociale della scomparsa di un allevamento? Quanto costa manutenzionare un pozzo rispetto al costo che dovrà sostenere la collettività quando un’azienda chiuderà, un pascolo verrà abbandonato e un altro pezzo di montagna verrà lasciato al degrado?”.
Le sei richieste per un Piano straordinario d’emergenza
Per superare la logica dei continui rinvii e degli interventi di carattere emergenziale, il documento sollecita l’approvazione immediata di un Piano straordinario per l’emergenza idrica delle aree montane. La proposta si articola in sei azioni prioritarie:
- Censimento delle strutture idriche: rilevazione completa di pozzi, cisterne, vasche, fontanili e abbeveratoi presenti sul territorio montano.
- Manutenzione urgente: recupero e ripristino funzionale delle infrastrutture esistenti, dando priorità agli interventi immediatamente cantierabili.
- Sistemi di accumulo pluviale: realizzazione di nuove strutture per la raccolta dell’acqua piovana laddove le reti attuali risultino insufficienti.
- Rete di abbeveraggio: creazione di punti di approvvigionamento funzionali e accessibili lungo le rotte storiche della transumanza.
- Sostegno economico agli allevatori: contributi diretti a ristoro delle spese sostenute per l’acquisto e il trasporto autonomo dell’acqua.
- Programmazione pluriennale: definizione di una strategia a lungo termine per affrontare in modo sistematico gli effetti dei periodi di siccità.
La palla passa ora alle istituzioni regionali e locali, chiamate a fornire risposte concrete e risorse certe per tutelare l’economia montana e salvaguardare il patrimonio della transumanza.