Una nuova cartolina di benvenuto accoglie chi arriva a Stio. In località Fiera è stata inaugurata la nuova opera del Maestro Domenico Campitiello, intitolata “Inizio della storia, la zappa”. All’evento hanno preso parte l’autore, il sindaco Giancarlo Trotta, il presidente della Pro Loco Antonio Laurito, il parroco don Mario Bamonte e una folta rappresentanza della comunità locale.
L’opera, realizzata interamente in legno di castagno, nasce come omaggio alla civiltà contadina e alla memoria storica del territorio. L’installazione si inserisce nell’ambito dei lavori di riqualificazione urbanistica che l’amministrazione comunale sta portando avanti nella zona. Un restyling destinato a proseguire anche grazie all’impegno dei giovani della Pro Loco, pronti a valorizzare ulteriormente la secolare Fiera della Croce, evento che si tiene ogni anno in questa area.
La riqualificazione di località Fiera e il valore della memoria
Il sindaco di Stio, Giancarlo Trotta, ha sottolineato l’importanza dell’intervento nel contesto urbanistico e culturale del borgo:
“Abbiamo inaugurato la zappa donata dall’artista Domenico Campitiello in un’area da qualche anno oggetto di riqualificazione. È uno spazio che sarà adibito alla Fiera della Croce; abbiamo scelto questo punto perché panoramico, scorcio ideale per concedersi un momento di relax con il paese sullo sfondo. La zappa rappresenta l’attrezzo più antico del mondo, lo strumento che ha dato dignità a tanti dei nostri avi e dei nostri nonni.”
Il significato dell’opera: un ponte tra civiltà contadina e futuro
L’autore, il Maestro Domenico Campitiello, ha spiegato la genesi e il messaggio simbolico che ha guidato la creazione dell’installazione:
“Era un pensiero che maturavo da almeno quattro anni: volevo rappresentare il territorio attraverso un oggetto iconico, e lo strumento più antico del mondo è proprio la zappa. Accanto ad essa ho voluto realizzare un rudere in pietra, simbolo dei vecchi cascinali e delle case coloniche abbandonate nei campi. L’arco richiama invece i portali storici dei nostri borghi e dei palazzi nobiliari.”
L’artista ha poi lanciato una riflessione rivolta alle nuove generazioni e allo sviluppo locale:
“La zappa è servita al contadino per solcare la terra e per vivere. Oggi è uno strumento quasi in disuso, ma il messaggio vuole essere una sfida: anche se la zappa manuale si usa meno, dobbiamo vivere il territorio con uno stimolo nuovo. Le risorse ci sono e la terra è ancora fertile. Perché non usare la creatività per rendere questa terra di nuovo produttiva, così come hanno fatto i nostri avi per millenni con mezzi rudimentali? Ho collocato qui questo monumento per stimolare il ricordo del passato e spingerci verso il futuro.”
La scelta del legno di castagno e la caducità dell’arte
Un dettaglio fondamentale dell’opera risiede nella scelta dei materiali. Il castagno è stato scelto volutamente per la sua natura organica e deperibile:
“Voglio che sia il tempo a consumarla e che resti qui finché dura. Spetterà ai posteri e alle nuove generazioni decidere se rifarla o posizionare un’altra scultura, un’altra idea che continui a rappresentare il territorio. Non si può guardare al futuro se si dimentica il passato.”