Bimba malata di tumore esclusa da scuola: il caso delle cure negate

Scritto il 18/09/2026
da Antonio Elia

Una bambina di due anni e otto mesi malata di tumore non può frequentare regolarmente la scuola dell'infanzia per problemi legati alla somministrazione dei farmaci

La storia ha per protagonista una bambina di Eboli di appena due anni e otto mesi, colpita da una grave malattia oncologica. Nonostante le cure e la giovane età, la piccola frequenta regolarmente la scuola dell’infanzia, un momento fondamentale di normalità e socializzazione. Tuttavia, dall’inizio dell’anno scolastico, la frequenza è diventata estremamente irregolare a causa della complessa terapia medica che la piccola deve seguire durante l’arco della giornata.

Il piano terapeutico e la richiesta di assistenza all’istituto

Secondo quanto ricostruito attraverso il racconto dei genitori, il piano di cura prevede la somministrazione regolare di un farmaco per via orale. Nelle disposizioni iniziali la terapia richiedeva l’assunzione tramite siringa ogni nove ore, mentre una successiva prescrizione medica ha modificato la tempistica, imponendo la somministrazione ogni due ore. La famiglia ha presentato tempestivamente alla direzione scolastica tutta la documentazione clinica richiesta, inclusi i certificati ufficiali rilasciati dagli specialisti.

Il blocco istituzionale tra scuola e servizi di emergenza

La risposta ricevuta dalla famiglia all’interno dell’istituto scolastico ha evidenziato l’impossibilità di garantire la somministrazione del farmaco durante le ore di lezione, una criticità probabilmente legata alla carenza di personale infermieristico o formato disponibile. Di fronte a questo ostacolo, i genitori si sono rivolti al servizio di emergenza 118 per valutare un intervento in caso di necessità. La risposta ricevuta ha tuttavia confermato che il personale sanitario non può intervenire per la semplice somministrazione programmata di terapie farmacologiche ordinarie.

Il nodo irrisolto dell’assistenza sanitaria nelle scuole

La vicenda solleva interrogativi urgenti sul tema dell’assistenza scolastica per gli alunni affetti da patologie gravi o con particolari esigenze sanitarie. Il caso impone una riflessione profonda sulla necessità di un coordinamento strutturato tra famiglie, istituzioni scolastiche e servizi sanitari territoriali, con l’obiettivo di trovare soluzioni concrete che permettano ai minori di frequentare le lezioni in sicurezza, tutelando al contempo la continuità delle cure prescritte dai medici.