Un servizio andato in onda su TgCom24 ha acceso i riflettori su una complessa inchiesta condotta nel territorio comunale di Capaccio Paestum. L’attività investigativa, eseguita in stretta sinergia dai carabinieri della Compagnia di Agropoli guidati dal comandante Guido Carlo Decugis e dagli agenti della Polizia locale coordinati dal maggiore Antonio Rinaldi, ha fatto emergere un sistema di spaccio capillare e strutturato, radicato soprattutto nelle aree più isolate e rurali.
La mappa dello spaccio nelle zone rurali
Le verifiche delle forze dell’ordine hanno permesso di tracciare una mappatura precisa dei luoghi scelti dai pusher per incontrare gli acquirenti. Tra le aree più attenzionate spicca la località Cafasso, dove gli spacciatori stazionano a ridosso delle mura perimetrali e lungo i binari della stazione ferroviaria, mentre i clienti lasciano i veicoli a distanza in zone isolate per completare l’avvicinamento a piedi. Altri punti critici monitorati comprendono Torre di Mare, nei pressi della pineta della parte sud dell’Oasi dunale di Legambiente, Ponte di Ferro, via Feudo in contrada Rettifilio, via Quistione e via Terzi a Gromola, oltre all’area Pip in località Sabatella. I controlli si sono intensificati anche a seguito delle numerose segnalazioni dei residenti, allarmati dal continuo andirivieni di veicoli durante le ore notturne.
La rete illecita gestita tramite WhatsApp
Il modus operandi della rete criminale si è evoluto sfruttando le moderne applicazioni di messaggistica istantanea per eludere i controlli delle forze dell’ordine. Gli assuntori inviano in tempo reale la propria posizione GPS al fornitore di turno tramite un gruppo WhatsApp. Una volta agganciato il segnale, il pusher esce dal nascondiglio tra la vegetazione, cede la dose, incassa il contante e si dilegua immediatamente. Il mercato illecito comprende cocaina ed eroina, ma gli accertamenti hanno confermato la diffusione crescente del crack, le cui tracce evidenti sono state rinvenute all’interno di diversi casolari rurali abbandonati, trasformati in basi provvisorie e punti di smercio.
L’intervento sul campo di don Antonio Coluccia
La gravità del fenomeno ha spinto don Antonio Coluccia, il sacerdote da anni in prima linea nella lotta contro lo spaccio e la criminalità organizzata, a prendere parte a una perlustrazione notturna al fianco dei militari dell’Arma e della Polizia locale. Intervistato nel servizio televisivo, il parroco ha dichiarato: “Mi hanno avvisato le famiglie che vivono sul territorio. Su questo territorio ci sono nordafricani che detengono il controllo dell’attività di spaccio. La droga è il più grande bluff nelle mani di criminali e di clan che assoggettano i territori”. L’inchiesta, condotta attraverso mesi di appostamenti, riprese video e documentazione fotografica, ha confermato che la rete è gestita prevalentemente da extracomunitari originari del Marocco e della Tunisia, e ha già portato a recenti provvedimenti restrittivi nei confronti dei vertici del gruppo.