Il sistema carcerario italiano e il tema della limitazione della libertà personale sono stati al centro di un approfondimento nell’ambito del Picentia Short Film Festival. La rassegna letteraria Picentia Books ha ospitato nella Sala Conferenze Domenico Vicinanza del Comune di Battipaglia la presentazione di due opere recenti, offrendo un confronto diretto tra le esperienze di detenzione in Italia e in Europa attraverso le testimonianze di Antonio Sauchella e del garante dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello.
Il confronto tra le carceri italiane e francesi nel libro di Antonio Sauchella
Nel volume intitolato “Alba di carta. Memorie di una prigionia”, Antonio Sauchella ripercorre la propria esperienza giudiziaria e detentiva, partendo dall’arresto avvenuto in Francia fino al successivo trasferimento in Italia. Il testo offre l’occasione per analizzare le differenze strutturali e operative tra i due sistemi penitenziari. Dalla testimonianza emerge un confronto sfavorevole per il modello italiano, ritenuto meno efficiente nel garantire concrete opportunità di reinserimento sociale tramite il lavoro e nel preservare il legame affettivo dei detenuti con i propri familiari rispetto a quanto avviene oltralpe. Negli ultimi dieci anni, Sauchella ha intrapreso un percorso di riscatto personale che lo vede impegnato a fianco dei giovani in condizioni di emarginazione.
Le voci e le criticità dalle carceri campane nel testo di Samuele Ciambriello
Il libro “Lettere al garante. Voci dal carcere tra diritti, salute e speranze”, curato da Samuele Ciambriello, raccoglie le testimonianze epistolari di persone ristrette negli istituti penitenziari campani e di altre regioni. Accanto alle segnalazioni relative al sovraffollamento e alle condizioni di vita critiche, le missive pongono l’accento sulla necessità di scontare la pena nei territori d’origine. Tale misura viene indicata come un fattore determinante sia per agevolare il percorso di reinserimento nella società, sia per tutelare la continuità dei rapporti familiari.
Durante l’incontro, Ciambriello ha dichiarato: «Se chiedessimo a chiunque di completare la frase “Chi sbaglia deve…”, tutti risponderebbero “Pagare!”. Io, invece, sono convinto che chi sbaglia debba cambiare, perché questo è l’unico modo perché il tasso di recidiva italiano di oltre il 70 % scenda verso i livelli degli altri paesi europei.»
Il ruolo della costituzione e la funzione rieducativa della pena
Il dibattito, moderato dai responsabili di Picentia Books Donato D’Aiuto e Vincenzo Cennamo, ha posto l’attenzione sugli obblighi costituzionali in materia di esecuzione penale. I curatori della rassegna hanno sottolineato come il sistema attuale rischi di allontanarsi dai principi fondamentali dello Stato: «Ogni giorno Antonio Sauchella e Samuele Ciambriello rispettivamente ci dimostrano e ci ricordano che l’Articolo 27 della nostra Costituzione dispone che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Nella pratica, però, sembra che tutti ci siamo abituati all’idea che le carceri siano solo e soltanto dei tappeti sotto cui nascondere la polvere, dimenticando che la polvere in questione sono degli esseri umani. Questa polvere, però, finisce con il riemergere a ogni richiamo proveniente dalle istituzioni europee.»