Sanità nelle aree interne della Campania sotto i riflettori in occasione dell’arrivo del presidente della Regione, Roberto Fico, a Monte San Giacomo per l’inaugurazione della nuova Bottega della Comunità. Un evento istituzionale che riaccende il dibattito sulla reale efficacia dei servizi territoriali, sollevando le proteste della Piazza Cilento-Vallo di Diano dell’Associazione Schierarsi. Al centro della contestazione non c’è il presidio in sé, ma il divario tra i tagli nastro e le difficoltà quotidiane vissute dai cittadini per ottenere prestazioni mediche essenziali.
La distanza tra le inaugurazioni e i servizi reali
Il dibattito si concentra sul contrasto tra le opere programmate e i disservizi tangibili. A Sala Consilina, ad esempio, sono previsti interventi di rilievo come la Casa della Comunità e l’Ospedale di Comunità. Tuttavia, le organizzazioni locali chiedono trasparenza su un punto nodale: conoscere lo stato effettivo dei lavori, le risorse disponibili e il cronoprogramma per l’effettiva operatività.
Come sottolineato dall’associazione, “una struttura sanitaria non è tale soltanto perché compare nei documenti di programmazione o perché viene finanziata. Diventa un servizio quando viene realizzata, dotata di personale e messa concretamente a disposizione dei cittadini”. L’obiettivo è ottenere risposte chiare sui tempi di consegna e sulla presenza di personale medico sufficiente a garantire la continuità assistenziale.
Un anno di attesa e la beffa della cancellazione
Il quadro delle criticità trova riscontro in casi concreti documentati nel territorio. Nel novembre del 2025 alcuni cittadini di Sala Consilina avevano prenotato una prima visita oculistica (codice 95.02) con priorità programmabile, ottenendo un appuntamento fissato per il 19 novembre 2026, ben oltre i 120 giorni previsti dalle linee guida e dopo una finta prima offerta risalente ad aprile dello stesso anno.
Il vero punto di rottura si è verificato a poche settimane dalla scadenza. Il 30 settembre 2026, il Distretto Sanitario 72 ha comunicato telefonicamente l’annullamento della prestazione a causa del trasferimento del medico specialista, con la motivazione sintetica che “il medico è andato via”. Nel tentativo di rientrare nei diritti di tutela, i cittadini si sono rivolti al CUP il giorno successivo, ricevendo come unica alternativa un appuntamento nel 2027 presso il Distretto di Capaccio.
La richiesta di tutele e il nodo della riprotezione
La vicenda solleva interrogativi urgenti sulle procedure di tutela applicate quando un appuntamento viene cancellato per cause imputabili esclusivamente all’organizzazione sanitaria. La richiesta avanzata al vertice della Regione non è una corsia preferenziale, ma il rispetto dei diritti di base.
Il quesito posto al presidente Fico è netto: “Cosa accade al diritto del cittadino quando una prestazione già prenotata viene cancellata per un problema organizzativo della stessa Azienda sanitaria?”. Le liste d’attesa non possono essere considerate semplici dati statistici, poiché dietro ogni numero si celano cittadini che programmano la propria vita e che rischiano di subire il costo economico e organizzativo della disfunzione pubblica.
Vallo di Diano: la richiesta di una sanità normale
Il territorio rivendica il diritto a standard assistenziali adeguati, evitando che le aree interne vengano relegate a zone periferiche prive di tutele. La richiesta formulata al governo regionale è duplice: da un lato, fare chiarezza sui cantieri e sulle tempistiche degli ospedali di comunità; dall’altro, risolvere le criticità immediate legate alla carenza di specialisti e alle agende di prenotazione bloccate. La documentazione ufficiale relativa a questa vicenda è disponibile per gli organi di stampa che intendano approfondire il caso.