Un vasto impianto fraudolento nel settore del commercio di prodotti elettronici e informatici è stato svelato dall’operazione “Hermes”, complessa inchiesta transnazionale coordinata dalla Procura Europea (EPPO) attraverso i suoi uffici di Milano e Palermo. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Varese, affiancati dai colleghi del Nucleo P.E.F. di Milano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali e a un decreto di sequestro preventivo emessi dal G.I.P. del Tribunale milanese. L’indagine ha portato alla luce un giro di fatture per operazioni soggettivamente false dal valore superiore ai 450 milioni di euro relative al quadriennio 2022-2025, coinvolgendo ben 93 imprese dislocate sul territorio nazionale.
Le misure cautelari e i sequestri dell’operazione Hermes
L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari dispone misure cautelari personali nei confronti di sei individui. Nel dettaglio, due soggetti sono stati trasferiti in carcere e posizionati al domicilio a Roma, un indagiato è stato posto agli arresti domiciliari nella provincia di Bergamo, mentre per altri tre è scattato l’obbligo di dimora tra le province di Salerno e Roma. Contestualmente, le Fiamme Gialle hanno eseguito un sequestro preventivo, diretto e per equivalente, fino alla concorrenza di circa 11 milioni di euro. Il provvedimento patrimoniale riguarda beni, disponibilità finanziarie e valori riconducibili a otto persone indagate e tre società coinvolte nell’illecito.
La rete delle società italiane e il coordinamento internazionale
Il ramo italiano dell’organizzazione conta 93 aziende attive principalmente nelle province di Milano, Bergamo, Como, Brescia, Roma e Salerno. L’azione sferrata sul territorio nazionale si inserisce in un dispositivo operativo europeo di portata straordinaria, coordinato dalla sede centrale di EPPO a Lussemburgo. Sotto la direzione degli uffici giudiziari dei rispettivi Paesi, le forze di polizia e le agenzie fiscali di Spagna, Malta, Portogallo, Francia, Austria, Paesi Bassi e Germania hanno condotto simultaneamente perquisizioni e sequestri presso abitazioni e sedi aziendali. Le operazioni di polizia giudiziaria hanno interessato gli uffici EPPO di dieci nazioni, avvalendosi del supporto strategico di Europol. Nell’ambito delle attività eseguite per il filone italiano, gli investigatori sono riusciti a sottoporre a sequestro anche ingenti somme di denaro depositate presso istituti bancari svizzeri.
Il meccanismo della frode carosello nel settore hi-tech
Lo schema criminoso scoperto dagli investigatori sfruttava la normativa comunitaria che prevede la non imponibilità IVA per le transazioni commerciali tra Paesi membri dell’Unione Europea. L’ingranaggio prevedeva l’interposizione di aziende fittizie, note come cartiere o missing trader. Tali entità acquistavano la merce dal fornitore estero senza applicazione dell’imposta, per poi rivenderla a un’impresa nazionale complice applicando l’IVA ordinaria italiana.
Invece di versare l’imposta incassata all’Erario, la società cartiera collocava il materiale sottocosto e tratteneva l’importo relativo all’imposta. Priva di reale struttura organizzativa, dipendenti o mezzi, e intestata a prestanome, la missing trader veniva abitualmente cessata entro due anni di attività per essere sostituita da una nuova entità fantasma. Per ostacolare la tracciabilità delle merci e nascondere i reali beneficiari, la merce passava spesso attraverso società cuscinetto definite buffer o filtro, prima di giungere alle imprese broker. Queste ultime, regolarmente operative sul mercato, acquistavano i prodotti vantando un credito IVA nei confronti dello Stato e li immettevano sul mercato a prezzi altamente competitivi, oppure li rivendevano all’estero a società conduit (spesso coincidenti con i fornitori iniziali), riavviando nuovamente il circuito illecito.