Oltre cento lavoratori a rischio licenziamento dal prossimo 31 ottobre e un ricorso al Tar per tentare di accelerare la ripartenza dello stabilimento di Fratte, a Salerno. È la strada annunciata dalla proprietà delle Fonderie Pisano, che punta a ottenere la convocazione urgente di una Conferenza dei servizi per valutare la possibilità di riavviare la produzione con il forno elettrico, già installato e autorizzato all’esercizio.
Stop all’AIA dalla Regione Campania: l’iter burocratico allunga i tempi
La decisione arriva dopo lo stop della Regione Campania al procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), in attesa della documentazione relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e alla Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). Un passaggio burocratico che, secondo le stime dell’azienda, potrebbe allungare l’iter dai sei ai nove mesi.
Tempi del tutto incompatibili con l’emergenza occupazionale: a fine ottobre, infatti, termineranno gli ammortizzatori sociali per i circa cento dipendenti, aprendo inevitabilmente la strada alla procedura di licenziamento collettivo.
Lo vertenza al tavolo di Confindustria Salerno: la posizione dell’azienda
L’amministratore delegato Ciro Pisano, insieme all’advisor strategico Dino Giordano, ha ribadito la posizione dell’azienda durante un incontro svoltosi nella sede di Confindustria Salerno. La proprietà sostiene di aver già presentato, lo scorso 16 settembre, tutte le integrazioni richieste e di aver rispettato appieno le prescrizioni previste.
«Possiamo riprendere immediatamente la produzione e non comprendiamo perché questa possibilità ci venga negata», ha dichiarato Pisano, sottolineando che, anche con volumi inizialmente ridotti, la priorità assoluta resta quella di riavviare l’attività per evitare la perdita di commesse e di future prospettive di sviluppo.
Domani il confronto al Mimit per salvare i posti di lavoro a Salerno
La vertenza salernitana si sposta ora anche sul piano nazionale. È previsto infatti per domani, 14 ottobre, un incontro fondamentale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), dove la proprietà chiederà ulteriori strumenti di sostegno e ammortizzatori per scongiurare i licenziamenti e tutelare le maestranze coinvolte.