La ricerca della verità sull’assassinio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso nel settembre del 2010, approda nuovamente nelle sedi istituzionali con una proposta concreta. A margine dell’anteprima nazionale del docufilm “Perché?”, tenutasi nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati, il vicepresidente della Camera Sergio Costa ha annunciato la volontà di promuovere la nascita di una commissione parlamentare d’inchiesta dedicata al caso. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, mira a mantenere alta l’attenzione mediatica e giudiziaria su una vicenda che a sedici anni di distanza attende ancora piena luce.
L’impegno per la commissione bicamerale nel 2027
La novità principale emersa dall’incontro a Montecitorio riguarda il percorso istituzionale che si intende intraprendere per fare chiarezza sull’omicidio. Sergio Costa ha espresso la determinazione di portare la vicenda all’attenzione di entrambi i rami del Parlamento attraverso uno strumento di indagine dedicato.
“Nel 2027 mi impegno per la costituzione di una bicamerale che si interessi dell’omicidio di Angelo Vassallo”, ha dichiarato il vicepresidente della Camera. Costa ha poi ribadito il ruolo cruciale delle istituzioni nel percorso di veridicità e giustizia: «Siamo qui alla Sala Matteotti per l’anteprima nazionale del docufilm “Perché?”, sulla storia, sulla vita e sulla politica di Angelo Vassallo, il sindaco trucidato sedici anni fa. Il docufilm, prodotto, sceneggiato e scritto dai fratelli Dario e Massimo Vassallo, racconta una storia di impegno politico, di dedizione al proprio territorio, di visione e di denuncia. Ho voluto che fosse presentato in anteprima nazionale a Montecitorio perché c’è bisogno di dare delle risposte. La giustizia non ha ancora percorso tutta la sua storia, ma anche la politica deve assumersi la responsabilità di dare queste risposte, non soltanto in termini di giustizia, ma anche di visione politica».
Il vicepresidente ha infine richiamato l’aula a un senso di responsabilità trasversale: “Montecitorio è il luogo per eccellenza dove questo deve avvenire. È il luogo della democrazia, dove si deve discutere e dove i partiti devono accettare di non avere una colorazione quando si parla di vicende come questa. La politica deve fare la politica di visione e non la partitocrazia delle bandierine elettorali. Ognuno di noi deve interrogarsi non solo sul “perché” di Angelo Vassallo, ma sul proprio “perché”, davanti allo specchio della propria vita, e darsi le risposte che servono per il bene collettivo”.
Il docufilm “Perché?” e l’appello della fondazione
La proiezione dell’opera audiovisiva, nata dall’idea dei fratelli Dario e Massimo Vassallo — rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione —, ha visto la partecipazione del segretario storico del sindaco, l’avvocato Gerardo Spira, dell’ingegnere Antonio Curcio e di Anna Maria Mainenti.
Il progetto cinematografico vuole superare la sola narrazione del delitto per concentrarsi sulla visione amministrativa di Vassallo ad Acciaroli e nel Cilento. “Abbiamo sentito il bisogno di realizzare questo docufilm – ha spiegato Dario Vassallo – perché ci troviamo in un momento critico di questo processo. Il docufilm vuole essere uno sprono allo Stato perché faccia veramente lo Stato. Sono sedici anni che immaginiamo di fare qualcosa di professionale e di artistico sulla storia di Angelo e oggi siamo riusciti a portare questo racconto all’interno delle istituzioni”.
Accogliendo con favore la proposta di Costa, Dario Vassallo ha aggiunto: “È stato un evento molto significativo soprattutto per le sue parole sulla costituzione, nel 2027, di una bicamerale che si interessi dell’omicidio di Angelo Vassallo. Noi dobbiamo continuare a venire a Roma per sollecitare cose nuove e diverse, per cercare la verità e fare chiarezza. Non possiamo limitarci alle parate istituzionali. Noi osserviamo e raccogliamo tutto quello che accade e questo docufilm racconta anche i comportamenti tenuti in questi sedici anni”. L’obiettivo futuro resta la diffusione su larga scala: “Speriamo di riuscire a portarlo su una piattaforma televisiva, affinché milioni di italiani possano conoscere quello che è stato fatto e quello che è accaduto. Perché le cose, quando vengono fatte, diventano storia e possono diventare anche oggetto di indagine da parte di chi deve indagare”.
Le criticità del territorio cilentano e il rigore processuale
Oltre agli aspetti strettamente giudiziari, l’opera solleva una riflessione profonda sulle trasformazioni socio-economiche del territorio compreso tra Pollica e il Cilento. Massimo Vassallo ha chiarito l’esigenza di un presidio vigile da parte delle istituzioni durante le fasi del processo.
“In questo momento abbiamo una necessità fondamentale: che lo Stato, le istituzioni e la Repubblica siano vicini alla Fondazione Angelo Vassallo e siano attenti a quello che accade durante il percorso processuale. Sono successe nell’ultimo anno cose che ci hanno preoccupato e vorremmo evitare che possano ripetersi. La giustizia deve fare il suo corso. Non chiediamo favori, non chiediamo scorciatoie: chiediamo che chi dovrà valutare queste carte lo faccia in maniera obiettiva, senza essere influenzato da forze esterne”, ha sottolineato il vicepresidente della Fondazione.
Soffermandosi sull’eredità morale e politica del fratello, Massimo Vassallo ha concluso evidenziando il valore provocatorio dell’opera: “È un docufilm provocatorio, come lo siamo sempre stati, perché quello che oggi viviamo ad Acciaroli, a Pollica e nel Cilento è profondamente diverso da quello che era il progetto di Angelo sul turismo, sullo sviluppo e sulla tutela del territorio. In questi anni si parla troppo poco delle problematiche reali di quella terra: dal traffico e dal consumo di droga agli investimenti, al possibile riciclaggio di denaro, fino allo spopolamento dei piccoli centri. Il territorio ha bisogno di attenzione. Smettiamola di concentrarci soltanto sulle feste e sugli eventi e occupiamoci delle opere invisibili, come diceva Angelo: la viabilità, la sicurezza, le frane, la pulizia delle cunette e tutto ciò che serve realmente alle comunità. È un territorio che ha bisogno di aiuto. Provocare, a volte, significa anche cercare di aprire gli occhi a chi dorme”.