Tensioni e proteste nei cantieri dell’Alta Velocità ferroviaria sulla tratta Battipaglia–Romagnano, dove un gruppo di operai egiziani in subappalto si trova bloccato da oltre tre settimane presso il campo base di Campagna. I lavoratori, che attendono il pagamento dei salari arretrati e il reintegro nelle attività, affrontano una fase di grave incertezza occupazionale culminata, nella giornata di ieri, con momenti di forte agitazione e il soccorso medico per uno degli operai colto da malore.
Le radici della crisi tra inchieste e rescissioni contrattuali
Il blocco delle attività deriva direttamente dalla decisione del Consorzio Xenia di rescindere il contratto di subappalto con la società Areco Srl. Quest’ultima è finita al centro di un’indagine giudiziaria condotta dalla Procura di Napoli per presunti episodi di corruzione e sfruttamento del lavoro nei cantieri della tratta ferroviaria Napoli–Bari, inchiesta che ha portato all’emissione di misure cautelari verso alcuni imprenditori legati all’azienda.
Le ripercussioni dell’azione giudiziaria si sono estese rapidamente al cantiere salernitano dell’Alta Velocità, bloccando l’operatività degli operai. Nonostante i precedenti incontri e il confronto istituzionale avvenuto in Prefettura, la vertenza non ha ancora trovato uno sbocco risolutivo, lasciando il personale senza stipendio e senza prospettive immediate di rientro.
La posizione del sindacato a tutela dei lavoratori
A seguire la vicenda è la FILLEA CGIL Salerno, che sollecita risposte rapide e concrete per tutelare i diritti economici e occupazionali delle maestranze coinvolte. Il segretario generale della sigla sindacale, Vito Grieco, ha rimarcato la gravità delle condizioni in cui versano gli operai.
«Questi lavoratori sono fermi da oltre tre settimane al campo base di Campagna. Non chiedono privilegi, ma semplicemente di ricevere quanto hanno guadagnato e di poter tornare a lavorare. Non possono essere lasciati in questa condizione di incertezza, mentre il tempo passa e le risposte non arrivano – dichiara Grieco -. La rescissione di un subappalto non può tradursi nella perdita del lavoro e delle tutele per chi ha prestato la propria attività. Non possono essere sempre i lavoratori a pagare le conseguenze delle criticità nella filiera degli appalti, soprattutto quando parliamo di un’opera pubblica strategica per il Paese».
L’applicazione dei protocolli di legalità e le prospettive future
Il rispetto delle tutele contrattuali lungo l’intera filiera delle imprese affidatarie e dei subappalti rappresenta il punto centrale della vertenza, che richiede la piena attuazione del Protocollo di Legalità per garantire il saldo delle retribuzioni e la salvaguardia dei posti di lavoro.
«La tensione che si sta registrando è il segnale di una situazione che non può essere ulteriormente sottovalutata- aggiunge Grieco – Servono impegni precisi e tempi certi. Questi lavoratori hanno già aspettato troppo e non possono continuare a vivere nell’incertezza. La dignità del lavoro deve essere garantita a tutti».
Mentre sono attesi possibili sviluppi decisionali per definire la vertenza, lo stato di agitazione resta attivo, con la possibilità di nuove iniziative di mobilitazione qualora non giungano garanzie immediate per le maestranze.
A guidare la protesta contro l’impostazione dell’infrastruttura è il Presidente del Comitato Permanente, il dr. Giovanni Palladino, che contesta la validità stessa del tracciato di 14,7 chilometri previsto tra Battipaglia ed Eboli per ricongiungersi a Romagnano al Monte.
A margine di un intervento sul cavalcavia di Eboli, il dr. Giovanni Palladino ha espresso una posizione estremamente dura sull’opera:
“Questo finto lotto funzionale di soli 14,7 chilometri, che sventra il centro urbano di Eboli per andare a morire nel nulla di Romagnano al Monte – una vera e propria ‘stazione fantasma’ dove non si fermerà mai nessun treno – è un crimine economico e ambientale”.
Secondo la ricostruzione presentata dal Comitato, l’infrastruttura rischia di trasformarsi nell’ennesima opera incompiuta del Mezzogiorno.
“I tecnici di RFI sanno benissimo, e lo sapevano fin dall’inizio, che l’opera è irrealizzabile nei tempi europei. Hanno parcellizzato il progetto originario riducendolo a un binario morto solo per incassare l’anticipo del 20% dei fondi e poi scappare, lasciando al Sud l’ennesima mastodontica opera incompiuta”, ha aggiunto Palladino.
Il dossier inviato a Bruxelles e alle Procure: i tre punti della denuncia
L’esposto presentato dal Comitato “Pezza delle Monache Vive – Eboli Vive” agli organi di controllo contabili e giudiziari italiani ed europei si articola su tre direttrici principali:
- La variante TEN-T e il nodo della linea duplicata: Viene contestata la modifica dei corridoi europei TEN-T con la sostituzione del tracciato originario della Salerno-Reggio Calabria a favore della tratta Battipaglia-Praia. Secondo la denuncia, si tratterebbe di un inutile e oneroso doppiaggio della linea tirrenica esistente, che costringerebbe i treni ad alta velocità a percorrere un tratto sotterraneo di 17 chilometri tra Eboli e Sicignano senza stazioni intermedie e con bacini di utenza ridotti.
- Le presunte violazioni ambientali sul Torrente Tiranna: Il documento segnala irregolarità nell’area del cantiere in prossimità dello svincolo autostradale di Eboli, legate al tentativo di deviare il corso del Torrente Tiranna. L’area risulta oggetto del Decreto di Sequestro Penale n. 7431/2023 r.g. GIP del Tribunale di Salerno per il mancato rispetto della fascia di rispetto idrogeologico di 150 metri stabilita dall’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale.
- Gestione delle terre da scavo e impatto sui residenti: Vengono evidenziate le criticità del Piano di Utilizzo delle Terre (PUT) trasmesse a RFI e al Ministero dell’Ambiente, scaturite dall’aumento dei volumi di roccia da scavo nei cantieri sotterranei di Eboli, Buccino (Galleria Caterina) e Sicignano (Galleria Serra Lunga). Contestualmente, si denuncia la condizione degli abitanti del quartiere Pezza delle Monache ad Eboli, penalizzati dalle recinzioni di cantiere, dalle polveri e dal deprezzamento degli immobili.
Richiesta di blocco dei cantieri in autotutela
Di fronte a un quadro economico e finanziario complesso a livello nazionale, la delegazione dei residenti e del Comitato chiede un intervento tempestivo delle autorità giudiziarie affinché vengano tutelati il territorio e le risorse pubbliche.
“Il tempo e l’insostenibilità macroeconomica del bilancio italiano sono nostri alleati”, ha concluso il dr. Palladino. “Con le spese d’urgenza destinate alla crisi energetica e agli armamenti per la difesa, lo Stato non avrà mai un euro per portare la ferrovia in Calabria. Chiediamo alle Procure e all’Europa di bloccare immediatamente i cantieri in autotutela prima che il nostro territorio venga sventrato e abbandonato a metà”.
La palla passa ora alla Procura Europea e ai magistrati contabili, chiamati a verificare la regolarità delle procedure e la sostenibilità di un’opera strategica sempre più al centro delle polemiche.