L’universo lirico salernitano si prepara ad accogliere uno dei titoli più complessi, affascinanti e rivoluzionari dell’intero repertorio operistico: il Macbeth di Giuseppe Verdi. La produzione va in scena al Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno in due date: domenica 18 ottobre alle ore 18:00 (Turno B) e martedì 20 ottobre alle ore 21:00 (Turno A).
La direzione d’orchestra è affidata al Maestro Daniel Oren, alla guida dell’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno, mentre la regia porta la firma di Riccardo Canessa. Il Coro del Teatro dell’Opera di Salerno è allestito dal Maestro Francesco Aliberti, con scene e costumi a cura di Alfredo Troisi e Francesco Rosa nel ruolo di assistente al direttore d’orchestra.
Il cast vocale vede impegnati Roman Burdenko nei panni del protagonista Macbeth ed Ewa Plonka nel ruolo di Lady Macbeth. Completa il gruppo dei principali interpreti Riccardo Zanellato (Banco), Galeano Salas (Macduff), Enzo Peroni (Malcolm), Miriam Artiaco (Dama di Lady Macbeth) e Carlo Striuli (Medico/Prima apparizione), insieme a Filomena Rega e Giada Campione rispettivamente per la seconda e terza apparizione.
La svolta drammaturgica e la genesi del capolavoro verdiano
Rappresentato per la prima volta al Teatro La Pergola di Firenze il 14 marzo 1847 e successivamente revisionato per il Théâtre Lyrique di Parigi nel 1865, il Macbeth segna una rottura drastica con i canoni classici del melodramma italiano del XIX secolo. Con quest’opera, Verdi abbandona il consueto triangolo amoroso per esplorare le dinamiche psicologiche della sete di potere e del senso di colpa, basandosi sulla traduzione in prosa di Carlo Rusconi e avvalendosi del libretto di Francesco Maria Piave, integrato dagli interventi di Andrea Maffei.
Nel percorso compositivo del Maestro, il dramma shakespeariano rappresenta l’inizio di una ricerca estetica che supererà le convenzioni del belcanto verso una forma di realismo drammatico e declamato. In questa partitura, Verdi richiede un’interpretazione in cui l’azione scenica e la parola articolata prevalgono sulla pura ricerca dell’agilità vocale, anticipando soluzioni stilistiche che troveranno piena maturazione decenni più tardi con Otello e Falstaff.
Tra le modifiche introdotte nella versione parigina del 1865 — quella comunemente adottata nei teatri contemporanei — figura l’inserimento dell’aria della protagonista “La luce langue” in luogo della precedente “Trionfai, securi al fine”, oltre all’inno finale di vittoria che sostituisce la morte in scena del tiranno. Un momento centrale rimane la scena del sonnambulismo di Lady Macbeth, caratterizzata da un canto sillabico e da una rigorosa scansione metrica tesa a restituire lo smarrimento della coscienza.
Il confronto con il regista Riccardo Canessa
Il percorso di allestimento evidenzia il profondo legame tra la struttura musicale verdiana e l’originale teatrale di William Shakespeare. Nel corso della preparazione dello spettacolo, il regista Riccardo Canessa ha condiviso le proprie riflessioni sul valore di questa partitura:
“Il Macbeth è la settima opera composta e portata in scena da Giuseppe Verdi e rappresenta il suo primo, straordinario incontro con Shakespeare, che diventerà poi il suo autore prediletto.”
Analizzando la relazione tra la fonte letteraria e l’adattamento musicale, Canessa osserva la complementarità delle due visioni artistiche:
“Non esiste un vincitore e non esiste un vinto. Esiste Shakespeare che attraversa Verdi e diventa musica. Verdi parte dal dettato shakespeariano e lo segue quasi fedelmente, ma poi inevitabilmente lo attraversa con i colori, le forme e anche con i gusti del proprio tempo.”
Un passaggio cruciale riguarda la figura di Lady Macbeth, spinta oltre i confini del consueto agire umano:
“La Lady shakespeariana è, secondo una parte importante della critica letteraria inglese, una delle figure più profondamente erotiche di tutta la produzione di Shakespeare. Ma non parliamo di un erotismo sensuale. Parliamo di Eros nel suo significato più profondo: l’atto d’amore estremo, il dono totale di sé.”
Sul piano interpretativo e vocale, la protagonista esprime una tensione continua con il destino e il potere, che trova riscontro nel percorso parallelo del protagonista maschile:
“Alla fine entrambi pagano il prezzo della loro scelta. Lady Macbeth paga con la follia. Macbeth con la morte, per mano di Macduff, ma in qualche modo già scritta dal destino. Perché nel Macbeth il destino è sempre presente.”
Infine, per quanto riguarda l’impostazione visiva e la collaborazione sul podio, la regia punta sull’essenzialità e sull’evocazione:
“Vorrei una scena molto semplice. Il mistero. Le luci. Le apparizioni. Poche cose, ma capaci di lasciare spazio all’immaginazione. Perché il Macbeth non ha bisogno di essere spiegato: ha bisogno di essere evocato.”