La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno ha impugnato ufficialmente la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di Romolo Ridosso nell’ambito del procedimento con rito abbreviato relativo all’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso nel 2010. I magistrati salernitani hanno depositato l’atto di appello chiedendo alla Corte d’Appello la totale riforma della decisione di primo grado e la conseguente condanna dell’imputato. La mossa della Procura riapre così un capitolo fondamentale in uno dei casi di cronaca giudiziaria più complessi e seguiti d’Italia, puntando a chiarire il presunto ruolo dei soggetti coinvolti nelle fasi preparatorie del delitto.
Le motivazioni del ricorso e le richieste dell’accusa
La decisione dei magistrati giunge a seguito del verdetto pronunciato il 19 giugno scorso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, che aveva assolto Ridosso dall’imputazione di concorso in omicidio per non aver commesso il fatto. Nel corso del giudizio di primo grado, la Procura aveva formulato nei confronti dell’uomo una richiesta di pena pari a 7 anni e 4 mesi di reclusione. Non condividendo l’esito finale del primo grado, la Pubblica Accusa ha inteso sollecitare un nuovo giudizio di merito, ribadendo la solidità del quadro probatorio ricostruito durante le indagini.
Il presunto sopralluogo ad Acciaroli e il ruolo di Ridosso
Al centro della tesi accusatoria sostenuta dalla Procura di Salerno vi è la presunta partecipazione attiva di Romolo Ridosso nelle fasi antecedenti all’agguato. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’imputato avrebbe effettuato un sopralluogo ad Acciaroli insieme all’imprenditore Giuseppe Cipriano, con l’obiettivo specifico di verificare la presenza di telecamere di videosorveglianza nell’area in cui si consumò il delitto. La figura di Ridosso riveste inoltre un peso rilevante nell’intera architettura dell’inchiesta, essendo stato a lungo il principale accusatore del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, elemento che colloca la sua posizione al centro di un delicato intreccio investigativo. La parola passa ora ai giudici della Corte d’Appello di Salerno, chiamati a valutare l’ammissibilità e il merito delle doglianze avanzate dalla Procura.