La Procura della Repubblica di Salerno ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale, aperto a carico di ignoti per l’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico, relativo alla vendita di alcuni lotti dell’area ex Italcementi, situata alla foce del fiume Irno. L’inchiesta, partita da un esposto presentato da un gruppo di cittadini per presunti illeciti penali nell’alienazione dei terreni, si avvia così verso la chiusura. Gli accertamenti condotti dalla Squadra Mobile della Questura di Salerno hanno ricostruito in maniera dettagliata la storia urbanistica e amministrativa del compendio immobiliare dal 1995 a oggi, evidenziando la conformità formale degli atti di vendita rispetto alla pianificazione vigente al momento delle cessioni.
La ricostruzione storica e i cambi di destinazione d’uso
L’origine della vicenda risale al 1995, quando il Comune di Salerno acquistò il lotto da Italcementi. All’epoca, il certificato di destinazione urbanistica qualificava l’area come destinata al recupero degli standard, a spazi, attrezzature pubbliche, verde e parcheggi, in attuazione della legge speciale post-terremoto. Nel rogito notarile, il mantenimento di tale vincolo costituiva un elemento essenziale dell’accordo.
Negli anni successivi, tuttavia, la destinazione dell’area ha subito progressive trasformazioni attraverso gli strumenti di pianificazione comunali. Nel 1999 una variante al Piano Regolatore Generale ha inserito il sito nella nuova Zona omogenea 23B. Successivamente, il Piano Urbanistico Comunale del 2006 (approvato e vigente dal 2007) ha ricompreso il comparto nella Zona omogenea B. Nel 2013 un’ulteriore variante ha diviso l’ambito in due comparti, inserendone uno nel piano delle alienazioni, fino alla revisione del Puc del 2022 che ha orientato le destinazioni verso strutture turistico-alberghiere e parcheggi.
Le valutazioni della Procura sull’assenza di reati
L’analisi documentale ha evidenziato come non sia mai stata attivata la specifica procedura amministrativa liberatoria prevista per i vincoli derivanti da leggi speciali post-sismiche. Si è invece proceduto alla modifica della destinazione d’uso mediante i normali atti di pianificazione urbanistica, i quali tuttavia non sono mai stati impugnati nel corso del tempo.
Sul piano giuridico, la Procura ha stabilito che l’attestazione dell’assenza di vincoli negli atti di vendita dei lotti risultava conforme alla destinazione urbanistica fissata dai piani vigenti al momento della stipula. Non è dunque configurabile l’ipotesi di falso ideologico. Per quanto riguarda eventuali profili di illegittimità procedurale nelle modifiche urbanistiche iniziate nel 1999, l’ufficio inquirente ha precisato che un ipotetico reato di abuso d’ufficio sarebbe giunto da tempo a prescrizione, oltre ad essere stato abrogato a seguito della legge n. 114 del 2024.
Le ragioni della mancata notifica agli esponenti
Nella richiesta inviata al Giudice per le Indagini Preliminari, la Procura ha anche chiarito i motivi per cui non è stato notificato l’avviso della richiesta di archiviazione ai cittadini firmatari dell’esposto. Gli inquirenti hanno evidenziato che i denuncianti, pur avendo svolto un ruolo meritorio di segnalazione nell’interesse generale, non possono essere qualificati come persone offese dal reato. La fattispecie analizzata riguarda infatti interessi di natura pubblicistica e l’esercizio della funzione amministrativa, contesti nei quali i singoli segnalanti non sono titolari di una posizione giuridica individuale direttamente lesa. Spetterà ora al Gip valutare la richiesta formulata dalla Procura.