Santa Marina, presunta lottizzazione abusiva: sequestrata struttura ricettiva

Scritto il 21/10/2026
da Maria Emilia Cobucci

uovo sequestro preventivo a Santa Marina nell'ambito dell'inchiesta Isca dei Macelli: sigilli ad una struttura per presunta lottizzazione abusiva

I carabinieri della Stazione di Vibonati hanno apposto i sigilli ad una residenza rurale sita a Santa Marina, dando esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Lagonegro su richiesta della Procura locale. Il provvedimento si inserisce nel solco della complessa inchiesta sulla presunta lottizzazione abusiva in località Isca dei Macelli, un’area costiera dal notevole valore paesaggistico situata a ridosso della superstrada Bussentina. Il fascicolo conta al momento sette persone iscritte nel registro degli indagati.

L’evoluzione delle indagini e i nuovi sigilli

L’operazione condotta dall’arma dei carabinieri rappresenta l’ulteriore tassello di un impianto investigativo mostrato con forza nel giugno scorso. In quell’occasione, il primo maxi blitz portò al sequestro di sei fabbricati contenenti quindici appartamenti, per un valore stimato superiore a un milione e mezzo di euro–

L’attività d’indagine della Procura lucana non si è fermata a quel primo intervento. Nelle ultime settimane sono stati notificati ulteriori provvedimenti giudiziari e non si escludono nuovi sviluppi a breve termine su altre posizioni legate alla gestione dei suoli della medesima collina.

Le ipotesi di accusa sulla lottizzazione abusiva

Al centro degli accertamenti giudiziari vi sarebbe un fondo di oltre 24 mila metri quadrati. La ricostruzione degli inquirenti ipotizza che il terreno, a destinazione originariamente agricola, sia stato frazionato in 18 lotti distinti e alienato tra il 2008 e il 2023.

Successivamente alla compravendita dei lotti sarebbero sorte diverse edificazioni, i cui titoli abilitativi sarebbero stati rilasciati sulla base di attestazioni tecniche ritenute non veritiere circa la reale natura e la destinazione d’uso dei terreni. Secondo la tesi della Procura di Lagonegro, il frazionamento e i successivi interventi costruttivi avrebbero condotto alla creazione di un vero e proprio quartiere residenziale privo delle indispensabili opere di urbanizzazione primaria e secondaria, all’interno di un contesto naturale soggetto a tutela.