La provincia di Salerno si confermarsi un territorio spaccato in due sotto il profilo socio-economico e demografico. Secondo un’elaborazione basata sui dati Mef relativi agli imponibili Irpef 2024 (dichiarati nel 2025), nel Salernitano la media è di circa 52 pensionati ogni 100 occupati (pari a un indice di dipendenza del 51,7%). Un dato inferiore rispetto alla media nazionale, stimata intorno al 65%, ma che nasconde una forte spaccatura tra la vivacità produttiva della costa e delle pianure e la progressiva quiescenza dei borghi dell’entroterra.
Se nei poli della logistica, del commercio e del turismo la quota di occupati tiene alto il numero dei contribuenti attivi, nelle aree interne la contrazione demografica e la stabilità della previdenza ridisegnano il profilo economico delle comunità.
Il divario tra centri urbani e borghi dell’entroterra
L’analisi geografica degli imponibili mostra un netto spartiacque tra le aree costiere o pianeggianti e il territorio montano. L’Isola felice dei lavoratori stabili e dei servizi si concentra lungo le grandi vie di comunicazione, la Piana del Sele e il polo Agro-Nocerino-Sarnese.
In contrasto, nei piccoli comuni dell’interno cilentano e degli Alburni, l’indice di dipendenza subisce un’impennata drammatica:
- Sacco: 144,6 pensionati ogni 100 lavoratori (188 pensionati contro 130 occupati).
- Campora: 135,7 pensionati ogni 100 lavoratori (133 pensionati contro 98 occupati).
- Orria: 117,9 pensionati ogni 100 lavoratori (375 pensionati contro 318 occupati).
Al contrario, i contesti urbani ad alta concentrazione produttiva e universitaria mostrano dati opposti:
- Fisciano: 42,7 pensionati ogni 100 occupati.
- Eboli: 41,7 pensionati ogni 100 occupati.
- Capaccio Paestum: 41,2 pensionati ogni 100 occupati.
- Pagani e Angri: rispettivamente 41,1 e 40,1 pensionati ogni 100 occupati.
- San Valentino Torio: chiude la classifica provinciale con appena 33,9 pensionati ogni 100 lavoratori.
Nel capoluogo, Salerno, si contano circa 59 pensionati ogni 100 attivi (30.514 pensionati a fronte di 51.921 lavoratori), rispecchiando il peso delle carriere del passato nel pubblico impiego e nei servizi.
L’impatto del lavoro stagionale e il ruolo della previdenza
La precarietà e la stagionalità dei contratti giocano un ruolo cruciale nella definizione del quadro finanziario. Come evidenziato nell’analisi, la stagionalità prevalente lungo i litorali “gonfia” il numero assoluto dei lavoratori senza però garantire una continuità contributiva elevata. Ciononostante, i volumi occupazionali legati al turismo riescono a compensare numericamente la presenza dei residenti in pensione.
Tuttavia, la presenza di un’ampia platea di pensionati nei borghi interni non rappresenta esclusivamente un fattore critico, ma costituisce una vera e propria rete di protezione economica intergenerazionale. Come sottolinea l’inchiesta firmata da Alfonso Schiavino:
“La previdenza è anche una forma di liquidità inter-generazionale. Il flusso mensile è un capitale circolante che finanzia i nipoti, per gli studi e perfino per la movida. Sono soldi buoni di una volta, che puntellano la condizione giovanile oggi.”
Il quadro nel Cilento e nel Vallo di Diano
Spostando lo sguardo verso sud, il Cilento mostra dinamiche articolate. Nei comuni costieri come Agropoli e Castellabate, l’indice si attesta attorno al 51%. Diverso il discorso per la fascia marina meridionale e le aree collinari limitrofe: a San Giovanni a Piro e Sapri l’indice sfiora il 61%, per poi salire a Lustra e Rutino (60%), fino a superare il 73% nei comuni di Ispani e Santa Marina.
Nel Vallo di Diano e nella valle del Tanagro/Alto Sele, i centri logistici e di fondovalle come Polla (54%) e Sala Consilina (55%) mantengono una posizione intermedia, mentre nei versanti collinari come Sassano (62%), Padula (circa 65%), fino a Ricigliano, Santomenna e Castelnuovo di Conza, il rapporto impenna tra l’85% e l’86%.