Scuola e denatalità, in due anni la provincia di Salerno perde 2.250 bambini: il Cilento tra accorpamenti e plessi in bilico

Scritto il 07/11/2026
da Ernesto Rocco

Infanzia e primaria perdono 2.250 iscritti nel Salernitano. A Salerno calano Torrione e Matierno, nel Cilento un istituto gestisce 29 plessi in 11 Comuni.

Il calo delle nascite non è più solo un dato dell’anagrafe: ora si legge nelle aule. In provincia di Salerno, tra il 2024/25 e il 2026/27, infanzia e primaria contano 2.250 iscritti in meno, il 3,58% del totale. È quanto emerge dai prospetti ministeriali Sidi sugli organici di diritto. Il fenomeno attraversa città e paesi, ma nelle aree interne del Cilento assume contorni ancora più delicati, dove la scuola è spesso l’ultimo presidio rimasto.

I numeri della provincia

A pagare il conto più alto è l’infanzia, che scende da 20.191 a 19.027 bambini: 1.164 in meno, pari al 5,76%. La primaria passa da 42.631 a 41.545 alunni, con una perdita di 1.086 unità. L’onda comincia a raggiungere anche le medie, che nel solo passaggio al 2026/27 perdono 582 studenti.

Nel quadro regionale Salerno è la seconda provincia per calo. In Campania infanzia e primaria perdono in due anni 11.207 alunni: 7.341 a Napoli, 2.250 a Salerno, 1.063 a Caserta e 553 ad Avellino.

Salerno città: quartieri a due velocità

Nel capoluogo, tra infanzia, primaria e medie, in un anno si passa da 9.679 a 9.353 alunni, 326 in meno (-3,37%). A Torrione i poli Alemagna e Matteo Mari perdono insieme 104 iscritti, oltre il 10%, anche per effetto dei lavori agli edifici e dei trasferimenti temporanei. A Matierno il calo sfiora il 25% e l’elementare non ha iscritti in prima. A Pastena la Mazzetti non ha bambini in prima e seconda, mentre a pochi isolati la Don Milani cresce da 467 a 502 iscritti. In controtendenza anche la zona orientale, con Arbostella, Mariconda e Mercatello in lieve aumento, e Ogliara, che guadagna 17 alunni.

Il Cilento: undici Comuni, un solo istituto

Se in città il calo si traduce in classi meno affollate, nell’entroterra cilentano significa accorpamenti e plessi sempre più piccoli da tenere aperti. Il caso più emblematico è l’istituto comprensivo “Omignano-Gioi”. Guidato in reggenza dal 2024 allo scorso anno dalla dirigente Daniela Ruffolo, l’istituto riunisce undici Comuni e ventinove plessi, con meno di mille studenti, frutto di una serie di accorpamenti successivi: prima l’IC di Omignano, già attivo su sette Comuni, ha assorbito parte dell’IC di Gioi, poi si è aggiunto l’ex IC Visconti con altri tre paesi.

Le ricadute pratiche sono pesanti. Solo per la sicurezza legata ai defibrillatori la scuola ha dovuto formare 60 persone, mentre il rapporto con undici amministrazioni significa gestire altrettanti calendari di feste patronali e chiusure. Basta l’assenza di un collaboratore scolastico per mettere a rischio l’apertura di un plesso. In molti paesi sopravvivono mono-sezioni dell’infanzia, mantenute con grandi sacrifici perché sono l’unico presidio educativo del territorio.

Alla base c’è il divario tra costa e interno. Mentre la fascia costiera vive lo sviluppo turistico, il Cilento Antico si spopola anche per la carenza di trasporti e servizi. Per ora nel territorio dell’istituto non si registrano chiusure, ma con una popolazione in costante calo il rischio diventa sempre più concreto.

Dimensionamento e cattedre

La riduzione degli alunni pesa anche sull’organizzazione della rete. Il 29 ottobre la Regione ha approvato il piano di dimensionamento 2027-2028, confermando le 830 autonomie scolastiche assegnate alla Campania.

Sul fronte del personale, dal 2022 al 2026 la Campania passa da 78.426 a 77.378 posti comuni e di potenziamento, 1.048 in meno. A compensare è il sostegno, cresciuto di 1.069 posti, che mantiene stabile l’organico complessivo regionale a 93.364 posti. Anche in provincia l’Ambito territoriale di Salerno ha autorizzato ulteriori posti di sostegno in deroga per il 2026/27. Secondo la Uil, inoltre, per quest’anno Salerno conta 121 posti comuni vacanti tra infanzia e primaria, seconda in regione dopo Napoli

Non solo numeri

Meno iscritti non vuol dire automaticamente chiusure: sulle consistenze incidono anche la mobilità delle famiglie, l’organizzazione delle sedi e le scelte dei genitori. La tendenza però è chiara e destinata a salire lungo i gradi scolastici. Nei piccoli centri del Cilento la partita non riguarda solo il numero di classi, ma la possibilità che i paesi restino vivi. Una scuola che chiude è spesso una famiglia in più che se ne va.